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SAN
CIPRIANO DEI CALAMIZZI
Fonte:
Ciclostilato rinvenuto da fonte a noi ignota: probabilmente si tratta di un
testo redatto da un monaco ortodosso italiano
Sino al 1947 san Cipriano del Monastero dei Calamizzi o il
Medico era conosciuto solo da pochi studiosi, solo di nome e solo perchè lo
ricordava i' Ode VIII del Canone per la festa dei santi monaci (sabato dei
latticini) del Cod. Mess. Gr. 86. Molti ritenevano che si trattasse di qualche
monaco vissuto presso la baia di Kalamitza nell'isola di Skiros o a Kalamitzi
nella penisola calcidica. Solo nel 1917 si scopri che Cipriano - del quale era
già nota una Preghiera degli infermi - era un santo calabrese: il manoscritto
messinese citato lo ricorda insieme a Stefano di Nicea (primo vescovo di Reggio
Calabria), Tommaso di Terreti (un sobborgo di Reggio) e Giovanni il Theristì di
Bivongi (in provincia di Reggio). Nel 1946 furono pubblicati 4 stichirà e un
theotokìon per la sua festa - 20 novembre - e, in seguito, la Vita conservata
nel manoscritto 522,ff 219 122, del Monastero di Santa Caterina al Monte Sinai.
E' questo un manoscritto pergamenaceo; una mano diversa avverte che fu portato a
termine a metà marzo 1242 dal monaco Lorenzo, per volere dell'igumeno dei
Calamizzi Cipriano, omonimo del santo. Evidentemente il manoscritto passò nella
dirimpettaia Messina, dove il Monastero di Santa Caterina aveva un importante e
ricco Metochio e, da lì, fu posto in salvo nella lontanissima penisola del
Sinai: di certo, prima della Guerra del Vespro (1282). Nel 1308, infatti, quando
l'infaticabile monaco Daniele, skevofilax del Salvatore di Messina, scrisse un
monumentale Menologio (Mess. 30 e 29), qualsiasi altra copia della Vita era
stata distrutta o, in ogni caso, non era disponibile.La Vita non ci offre alcun
dato cronologico esplicito: si sa' solo che Cipriano fu eletto igumeno al tempo
in cui era vescovo di Reggio un certo Tommaso. Questi partecipò a una riunione
di vescovi franco-cattolici tenutasi a Roma, nel Palazzo del Laterano; nel 1182
lo stesso approvò la "donazione" di due monasteri ortodossi di Reggio
a un convento franco-cattolico della Sicilia. Cipriano poi morì molto vecchio
(precisa la Vita) essendo vescovo franco-cattolico di Reggio un certo Ghiraldos,
il "vescovo G" ricordato con la sola iniziale in un diploma del 10
ottobre 1239. Si può ragionevolmente credere quindi che Cipriano sia vissuto
tra il 1140 e il 1240. Era quella un'epoca di irregolarità e illegalità,
ricorda la Vita. Il 23 agosto 1059 il normanno Roberto il Guiscardo e il
savoiardo Gérard de Chevron avevano firmato, a Melfi di Potenza, un Concordato:
un osceno patto. Gérard de Chevron, in quanto papa di Roma Antica (Nicola II)
s'impegnava a riconoscere l'autorità politico-amministrativa dei Normanni sulle
terre che essi avrebbero occupato calando verso il Sud della penisola italiana,
diretti al cuore dell'Impero romano, Costantinopoli. I Normanni, nominati Legati
- plenipotenziari - papali, s'impegnavano a sottomettere al papato
franco-cattolico le Chiese ortodosse che essi avrebbero conquistato manu
militari. Con un genocidio d'immani dimensioni - intere città furono rase al
suolo, la Puglia fu pressoché desertificata - i Normanni conquistarono l'intera
Grande Grecia e la Sicilia, la più grande isola del Mediterraneo; nel 1185
passarono a Durazzo, Corfù,Cefalonia, Zante e Tessalonica; il 13 aprile 1204
entrarono a Costantinopoli, Nuova Roma. La capitale dell'Impero romano, da
sempre inespugnata - aveva resistito agli assalti di Persiani, Avari, Arabi,
Bulgari; cadde in mano alle orde crociate. L'imperatore e il patriarca furono
costretti alla fuga: l'altare di Santa Sofia - un blocco d'oro puro - fu fatto a
pezzi; tutta la basilica fu trasformata in postribolo.Cipriano vede il mondo
crollare: l'Impero, tutto il mondo di Cipriano, è crollato:forse per questo la
Vita descrive minuziosamente un solo miracolo: quello della restaurazione di un
piccolo mondo ortodosso, il Monastero dei Calamizzi; nel volgere di pochi anni,
gli ortodossi della Grande Grecia e della Sicilia diventeranno minoranza.
Mese di novembre, [giorno] 20, memoria del venerando
nostro padre Cipriano
Questo venerando nostro padre nacque [1140?] nella grande
città di Reggio di Calabria, figlio di genitori nobili e ricchi, dai quali fu
affidato,fanciullo, a diversi maestri. [Da costoro] fu condotto alle vette della
Scrittura divina; dal padre naturale, medico, e, più ancora, dalla Grazia del
Santo Spirito, apprese la scienza della medicina. Sin da giovane non si occupò
affatto delle cose del mondo né amo gli svaghi dei giovani. Pensava soltanto a
studiare e a conservarsi, anima e corpo, puro e gradito secondo ilSignore,
sempre proteso, con lo sguardo, la mente, lo spirito, alla vita monastica.Con il
permesso dei suoi genitori, dopo aver rinunciato alle ricchezze, al nome e alle
proprietà a favore dei fratelli, seguì Cristo e si recò in un luogosanto, non
lontano da quella città, detto "del Salvatore". Si presentò al suo
kathigumeno e gli chiese di giudicarlo degno di accoglierlo e d'indossare
l'abito monastico. Questi, sapendo da tempo chi fosse e da dove venisse ,
riconoscendo la pietà e la condizione del giovane, lo accolse ben
volentieri.Dopo averlo guidato e istruito, gli tagliò i capelli e lo enumerò
tra i fratelli. In seguito [Cipriano] ricevette tutti gli ordini sacri dal
prezioso e divino vescovo. Avendo vissuto a lungo nella stessa fraternità, fu
preso dall'irresistibile desiderio di tornare dalle sue parti per dedicarsi a
Dio insolitudine e allontanarsi dagli scandali che si possono verificare in un
cenobio. Presentatosi al proestos, gli manifestò la volonta di vivere in
solitudine e lo trovò incline e d'accordo con le sue parole: in spirito vide
che [Cipriano} si avviava al bello. Da li si trasferì in una proprietà della
sua famiglia, detta Pavliana, nella quale c'era una chiesa bellissima e famosa
dedicata alla santa veneranda martire Paraskevì. Lì vivendo da solo, si
dedicava con sollecitudine alle virtù utili all'anima e si guadagnava con il
proprio lavoro il pane della giornata.La sua fama si diffuse ovunque e molti
afflitti da malattie fisiche e spiritualiche si recavano da lui non restavano
delusi nelle loro speranze, perché [Cipriano] - profondo conoscitore della scienza di entrambi
[le malattie] - a tutti dispensava con abbondanza la cura senza farsi pagare.
Non pochi,grazie ai suoi insegnamenti, abbandonarono la vita mondana e decisero
divivere con lui, facendosi tagliare i capelli dalle sue preziose mani.Bisognava
vedere come quella località, prima del tutto desolata e priva di gente, [si
popolò] con una moltitudine di uomini, monaci e laici, beneistruiti dal buono
istruttore.Intanto, che succede? Parte da questa vita il kathigumeno del
Monastero del venerabile nostro padre Nicola dei Calamizzi, il santissimo Paolo.
Si cerca chi prenda il suo posto e non si trova. Giunse allora la fama della
virtù e delle conquiste
[spirituali di Cipriano], per cui da tutta la fratellanza - per decisione e
volontà del sacratissimo vescovo della Grande Chiesa,Tommaso - viene eletto e
designato kathigumeno. Si recano da lui i fratelli del monastero: lo pregano, si
inginocchiano, lo supplicano di accettare la loro richiesta. Ma egli non accetta
l'elezione, non accoglie la richiesta,giustamente [ritenendosi] per umiltà
indegno e incapace di quell'alto incarico. I monaci partirono senza nulla
concludere e fecero sapere al vescovo, molto dispiaciuti e afflitti, come stava
la faccenda. Che fa' ilvescovo? [Dice:] Non preoccupatevi, figli. Se me lo
chiedete con cuore puro e amore sincero, anche se non vuole, ve lo porterò e lo
stabilirò come vostro pastore.Il vescovo lo manda a chiamare, lo esorta, lo
costringe, lo vede rifiutarsi,ma infine - contro la sua volontà - gli impone
l'incarico. E poco dopo, per grazia del Santo Spirito, egli finisce pastore e
maestro del gregge e della fratellanza.Designato all'incarico non dagli uomini
ma dall'alto, con premura e impegno insegnò in modo divino tutto ciò che era
gradito a Dio e utile alla vita monastica, presentandosi a tutti come copia,
modello e regola perfetta.Cosa principale, ricostruì - dopo averla fatta
abbattere sino alle fondamenta - la parte sinistra della chiesa, cioé l'ala
vecchia di anni, facendola con belle immagini e stupendo decoro. Accanto al
Santuario costruì la Custodia della suppellettile sacra, dei cimeli, dei libri
e di ogni altra cosa preziosa e sàcratissima della santa chiesa. Su questa
[Custodia] innalzò una torre con la scala a chiocciola per far salire il
fratello incaricato di battere il legno per riunire i fratelli alle ore
stabilite per salmeggiare e ringraziare il Dio filantropo. Costruì anche tre
palazzi a due piani per custodirvi ogni bene:grano, orzo, ogni specie di frutta
e legumi necessari per il sostentamento e la nutrizione dei fratelli e di quelli
che si recavano al monastero.Riflettendo, e vedendo, che le stanze dei fratelli
erano vecchie, piccole,fatiscenti e rischiose da abitare, le abbatté sino alle
fondamenta e le ricostruì più grandi e confortevoli. Anche il refettorio, dove
tutti i fratelli mangiano insieme, come fu ricostruito dalle fondamenta e
decorato con grande bellezza! Questo avvenne dopo, ma non abbiamo sbagliato a
ricordare sin dal principio che tutto fu rinnovato e ricostruito e reso molto
decoroso.E i metochia del monastero? Li trascurò o non se ne preoccupò? No,
no:alcuni in parte, altri del tutto edificò e rinnovò, costruendovì chiese e
cappelle, assegnandovi con abbondanza tutto l'occorrente: libri, vasi, sacre
suppellettili. E non c'e bisogno di parlare dei campi, delle vigne, degli
immobili, degli animali che egli aumentò nel Grande Monastero e nei metochia,
in parte acquistati, in parte donati da uomini amanti di Cristo.Perciò ovunque,
in Sicilia e in Calabria, si diffuse la sua fama e un grandissimo numero di
uomini e donne, di ricchi e poveri, di malati e sofferenti per malattie fisiche
e spirituali, si recavano da lui per chiedere la guarigione. Con abilità e
scienza, piuttosto: con la grazia del Santo Spirito egli rimandava sanati e
contenti, guarendoli con i suoi insegnamenti,consigli, esortazioni, farmaci
spirituali, e li congedava grati a Dio. A tutti elargiva le guarigioni
spontaneamente e senza farsi pagare; molti, volendo elargire dalle loro sostanze
elemosine ai bisognosi, le mandavano a lui pregandolo che le distribuisse ai
poveri con le sue venerande mani. E lui tutto quello che riceveva lo distribuiva
con divina equità e in modo gradito a Dio. Chi mai si presentò a lui afifitto,
sofferente, bisognoso di pietà e se ne andò a mani vuote, sia pure una volta
sola? Nessuno. Molti di quelli che erano stati guariti dai loro mali, tornavano
per ringraziarlo ma egli non li riceveva e li mandava a venerare l'icona del
venerando nostro padre Nicola, dicendo: "Innalzate il ringraziamento a Dio
e al suo vescovo Nicola il Guaritore; io sono un uomo peccatore".Mentre si
impegnava bene in tutte queste cose, molto si logorava e soffriva per il suo
gregge. La situazione irregolare e illegale di quel tempo,spingeva tutti, capi e
gregari, a ridurre a male le cose del monasteri e far precipitare e abbattere
l'uomo di Dio. E questo con la collaborazione del demonio. Ma lui non si
stancava di ammonire, supplicare, esortare a temere Dio e a smettere di trattare
ingiustamente la Chiesa [Ortodossa]. E loro, intimoriti dalla sua vecchiaia e
venerandone la virtù, si placarono dal fare il male, Anzi, alcuni di loro si
fecero familiari della Chiesa e fratelli del monastero e portavano ogni anno
[parte] dei loro beni come conforto di tutta la fratellanza, chiedendo e
supplicando di ottenere la sua preghiera. E non peccavano.Dopo essere vissuto
sempre bene e giunto a grande vecchiaia, [Cipriano]seppe per grazia del
santissimo Spirito [il giorno de] la sua partenza verso Dio e, pur essendo senza
forze per la vecchiaia e, soprattutto, pur avendo il piede destro paralizzato
tanto che non poteva fare nemmeno un passo senza il bastone (il grande e
diabolico odio lo aveva fatto precipitare da un
carro e gli aveva maciullato il piede), prese due dei fratelli e, salito
su una carrozza, si recò in tutti i metochia del monastero. In ciascuno si fermò
un giorno [intero] per consigliare e istradare i fratelli che c'erano li,
dettando le ultime [volontà]. Infine, dando a tutti il perdono, chiedeva il
loro perdono:quelli gli concedevano il perdono, abbracciando e baciandogli le
mani e i piedi, senza capire che cosa volesse dire ciò. Dopo aver fatto tutto
questo in tutti i metochia, ritorno nel monastero, si ammalò subito e si
addormentò nel sonno dei giusti, insegnando a tutti, ammaestrando tutti,
perdonando tutti: lontani e vicini.Aveva detto ai suoi fratelli di seppellire il
suo prezioso corpo vicino all'igumeno [Paolo] che l'aveva preceduto, fuori della
chiesa, e questo come segno della grande umiltà che lo accompagnò sino alla
morte. I fratelli, non convinti, ne parlarono al vescovo. Questi era Ghiraldhos,
un monaco-sacerdote, e lo trovarono convinto e d'accordo con il loro desiderio
di seppellirlo dentro la chiesa. Per cui si riunirono tutti i sacerdoti della
città e delle vicinanze, i monaci, i secolari e i laici, uomini, donne e
bambini. Non mancò neppure il vescovo con i suoi chierici. Trattenendosi tre
giorni con salmi e inni, ceri e incensi, seppelliscono come è giusto il
giusto,[seppelliscono] sacralmente il sacro corpo nel luogo sacro della chiesa,
ai piedi della venerata icona della purissima vergine Madre-di-Dio, fonte
inesauribile di guarigioni per i devoti, a gloria e lode della santa e
vivificante Trinità, del Padre, del Figlio e del Santo Spirito, ora e sempre e
nei secoli dei secoli. Amen.
Stichirà
Tutti coloro che seguono Cristo * portando sulle spalle la
croce * inneggino in coro il venerando Cipriano. a vita angelica che hai
rivelato * o tutto beato, * hai ornato in modo a Dio gradito * trascinando e
tiepidi a te imitare. Tutto in te è stupendo, o Cipriano: * la vita e i
costumi, la bellezza e il tratto,* la parola e l'azione, o ispirato da Dio.
Guarda, proteggi e custodisci, * o Cipriano tutto beato, *
sempre il gregge che con fede * a te da' gloria.
Meravigliosa Madre di Dio, come nutri colui che nutre il
mondo e reggi sulle braccia colui che regge il mondo?
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