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Aggiornato al 09/11/03

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SAN SILVANO DEL MONTE ATHOS

 

Fonte: Testo della Conferenza tenuta dallo ieromonaco Dimitri il 13 marzo 1994 al Centro lnterreligioso Casa Betania, via S.Vittore Milano

 

1)     La Santità nella Chiesa Russa

 

Non possiamo affrontare e cercare di comprendere la figura e l'originalità di Silvano, se prima non abbiamo chiarito che cosa vi è di peculiare nel modo di concepire la perfezione cristiana, nella spiritualità sviluppatasi nel popolo russo.

 

I primi Santi russi, venerati dalla pietà popolare e, per conseguenza canonizzati dalla Chiesa Russa , sono i Santi Principi Boris e Gleb (1015), due fratelli che vennero assassinati da Svjatopolk, il loro fratello maggiore, che non voleva avere rivali nella successione al trono del Grande Principe Vladimir.

Essi sono i primi di una, diciamo impropriamente, categoria di santità, che avrà innumerevoli esempi nei secoli posteriori.

Essi rappresentano gli "Strasioterpzj" cioè coloro che subirono la passione in modo simile al Cristo. La caratteristica fondamentale di

questo tipo di santità, è costituita dalla non resistenza alla violenza che stroncherà la loro vita. Riusciamo a comprendere meglio la similitudine col Cristo se rileggiamo il rito della Preparazione delle Oblate nella Santa Liturgia: quando il Sacerdote inizia a tagliare dalla prosfora (il pane eucaristico) la parte che dovrà rappresentare l'Agnello di Dio, dice le parole tratte dal Profeta lsaia cap. 53 v.7: "Come pecora è stato condotto al macello...come  Agnello Immacolato, muto davanti al tosatore, egli non apre la sua bocca... con violenza e condanna è stato umiliato. ..chi narrerà la Sua generazione?

Ecco allora perché questi che sono semplicemente dei buoni credenti. assurgono a imitatori perfetti del Cristo umiliato, deriso crocefisso. Ricordate quanta parte ha nella letteratura russa la frigura dell'innocente...è sempre rapportato all'innocente per eccellenza, cioè il Cristo.

Una seconda categoria è rappresentata dagli "Jurodivyi ". i "pazzi per Cristo".Ci troviamo di fronte a persone che rinunciano volontariamente alla sapienza umana. Lo scopo è quello di attirare su di sé‚ la derisione e il disprezzo delle cosiddette "persone normali": questo, per loro, costituisce una dura ascesi: un abbassamento, una kenosis che rende colui o colei che la pratica un somigliante al Cristo. Spesso, proprio per il loro aspetto di stolti, ai quali viene tollerata una libertà di parola incredibile, essi osano rimproverare i potenti dei loro peccati, come Vassilj, il beato Basilio al quale è dedicata la Cattedrale dalle cupole colorate della piazza Rossa. La follia volontaria rappresenta dunque la manifestazione di una nuova sapienza. soprannaturale. di una "sapienza del cuore", che si mostra con la pace dell'anima, l'amore verso i nemici, il dono della preghiera fervente e anche una conoscenza profetica del futuro o dei pensieri segreti dell'uomo. 1 Una terza categoria è quella che riguarda da vicino il nostro Silvano. E' la categoria degli "Starzij".

Siamo nell'ambito della vita monastica, laddove uomini e donne, che hanno abbandonato il mondo, vivono la loro vita quotidiana di preghiera e di ascesi. Molte volte queste persone raggiungono un tale grado di perfezione morale da essere di esempio ai fedeli. Il monastero ortodosso ha la singolare caratteristica di non essere chiuso in se stesso, ma di accogliere chiunque dei credenti desideri ricevere un insegnamento, un conforto, una rigenerazione spirituale vicino a coloro che hanno avuto, più di ogni altro l'urgenza di vivere vicino a Dio: la vita monastica è chiamata la vita angelica, ma il monaco o la monaca non rifiuta di condividere i frutti spirituali della vita monastica con chiunque lo chieda. Viene quindi a formarsi un collegamento tra il semplice fedele e il monaco, direi spesso il rapporto diventa quello che c'è tra padre e figlio. Il figlio chiede al padre di insegnargli ad affrontare la vita nel modo migliore, utilizzando l'esperienza paterna. Così anche nella vita spirituale ci si affida a chi ha raggiunto una perfezione e una ricchezza spirituale, per poter avere uno stimolo da seguire anche nella condizione in cui si vive, la stessa via di perfezione. Nasce così un'osmosi tra il popolo cristiano e i suoi campioni migliori: è come in una staffetta, il più forte passa il testimone a quello che viene dopo, e questo utilizza l'esperienza di colui che è riuscito a vincere le difficoltà e gli ostacoli alla santificazione. "Per lo starez russo, l'esperienza mistica si presenta allo stato puro, quasi interamente spoglia dell'elemento speculativo e filosofico che si trova invece presente nel monachesimo di cultura greca. Gli starzij si nutrivano di letture patristiche: ma lontani dal modo di pensare della filosofia antica e non interessandosi per niente dei problemi prettamente filosofici, vi attingevano soprattutto informazioni sulla "pratica ascetica", e le esperienze mistiche dei Padri. tralasciando la speculazione antropologica e cosmologica. E' da qui infatti che scaturisce l'accento evangelico del loro linguaggio. Nil Sorskij , nel XVI° sec., esprime la sua esperienza personale per mezzo di parole prese da S.Simeone il Nuovo Teologo. Solo più tardi gli starzij oseranno adoperare la loro lingua propria, una lingua semplice e popolare. Ascoltando S.Serafino di Sarov parlare della grazia dello Spirito Santo, con la calma sicurezza di un cristiano dell'epoca apostolica, siamo trasportati al di là del cristianesimo ellenizzante dei grandi maestri del monachesimo orientale, di un S.Basilio o di un S.Giovanni Climaco, per respirare l'atmosfera degli Atti degli Apostoli. Nel suo eremitaggio del Nord, irraggianie una luce soprannaturale che trasfigura il cupo paesaggio circostante, esso appare come il fratello spirituale degli Apostoli e dei primi confessori della fede cristiana che, come Stefano, contemplarono la gloria del Signore. Per la semplicità del loro linguaggio, l'assenza di ogni preoccupazione filosofica, il carattere gioioso e luminoso della loro esperienza mistica, gli starzij si presentano molto vicini ai cristiani della primitiva comunità e allo spirito dell'evangelo... La loro ascesi si distingue per l'equilibrio e la prudenza, per la diffidenza nei confronti di ogni esagerazione, sempre indicativa ai loro occhi di una mentalità morbosa. Esclusa la pesante mortificazione della carne, rimane come mezzo ascetico per eccellenza, il digiuno, le veglie, il silenzio. L'accento è posto. più che sulla lotta negativa contro la carne, sull'esercizio delle virtù evangeliche in seno alla comunità monastica, soprattutto sull'amore fraterno, che si manifesta con la condivisione dei beni, l'umiltà dei giovani verso i loro anziani, la dolcezza di questi verso i loro fratelli più giovani, il perdono delle offese. Ma soprattutto è preminente la preghiera incessante, la preghiera del cuore, la preghiera di Gesù: "Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore", nella quale si esprime la sua umiltà e la sua aspirazione all'unione totale con il Cristo per il dono dello Spirito Santo. Questa preghiera incessante fa tutt'uno con lo stesso battito del cuore, visione luminosa che inonda l'anima di gioia e di pace. spogliando lo stesso corpo della sua pesantezza e opacità: colloqui con la Madre di Dio e i Santi, nella lucidità della coscienza e nella semplicità che può essere paragonata a quella degli incontri di Dio e dell'uomo dei racconti biblici: questi sono in riassunto, gli elementi essenziali della vita spirituale dello starez."2

Alla categoria degli starzij appartiene Silvano del Monte Athos.

(Continua alla pagina seguente...)

 

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