{"id":2642,"date":"2026-05-06T17:47:50","date_gmt":"2026-05-06T15:47:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.ortodossia.info\/cenobio\/?p=2642"},"modified":"2026-05-06T17:47:50","modified_gmt":"2026-05-06T15:47:50","slug":"venerabile-sofia-hotokuridu-nel-monachesimo-myrtidiotissa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.ortodossia.info\/cenobio\/2026\/05\/06\/venerabile-sofia-hotokuridu-nel-monachesimo-myrtidiotissa\/","title":{"rendered":"Venerabile\u00a0Sofia\u00a0(\u00a0Hotokuridu) nel monachesimo Myrtidiotissa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.ortodossia.info\/cenobio\/wp-content\/uploads\/sites\/8\/2026\/05\/Ven.-Sofia-Kotorudu.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-2643\" src=\"http:\/\/www.ortodossia.info\/cenobio\/wp-content\/uploads\/sites\/8\/2026\/05\/Ven.-Sofia-Kotorudu.jpg\" alt=\"\" width=\"116\" height=\"160\" \/><\/a><\/p>\n<p>Nel 2003, ad Atene si tenne una grande mostra di icone dipinte da iconografi contemporanei. L&#8217;icona di Sofia (\u2020 6 maggio 1974), opera del talentuoso iconografo Dimitrios Hadjiapostolos, attir\u00f2 particolare attenzione. La mostra fu poi allestita a Mosca, e i suoi organizzatori scelsero l&#8217;immagine di Sofia per manifesti e opuscoli. Cos\u00ec, le sante icone dell&#8217;umile Sofia, Myrtidiotissa nel monachesimo, si diffusero in tutta Mosca. Con decisione del Santo Sinodo del 7 giugno 2012, il nome della santa fu inserito nel calendario della Chiesa ortodossa russa. La sua festa si celebra il 23 aprile (6 maggio).<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<h4>Monastero della Madre di Dio di Klisura<\/h4>\n<p>Il monastero della Vergine Maria, dove visse Sofia, si trova tra i villaggi di Variko e Klisuri, sulle pendici orientali del monte Muriki. La sua festa si celebra l&#8217;8 settembre ed \u00e8 sotto la giurisdizione della metropolia di Kastoria.<\/p>\n<p>L&#8217;aspetto attuale del monastero si \u00e8 delineato tra la fine del XVII e l&#8217;inizio del XVIII secolo. Tuttavia, la chiesa, costruita dal fondatore del monastero, lo ieromonaco Isaia (Pistas), originario di Klisuri, sorge su fondamenta pi\u00f9 antiche, risalenti al XIV o XV secolo. Nel corso dei secoli, l&#8217;edificio della chiesa ha subito numerose modifiche; ad esempio, la sua cupola croll\u00f2 nel 1911.<\/p>\n<p>L&#8217;icona della Nativit\u00e0 della Vergine Maria \u00e8 considerata miracolosa, cos\u00ec come un&#8217;altra icona \u2013 la Madre di Dio con il Bambino, che si trova nella parte settentrionale dell&#8217;iconostasi \u2013 completamente ricoperta di offerte dei fedeli.<\/p>\n<p>Nella parte occidentale del monastero si trova una piccola chiesa cimiteriale dedicata alla Decollazione di San Giovanni Battista. Sopra il monastero sorge il kathisma (skete) della Santissima Trinit\u00e0, che probabilmente un tempo era un luogo di solitudine e di lavoro ascetico per un asceta oggi sconosciuto, forse addirittura il venerabile fondatore stesso, come spesso accadeva in questi casi.<\/p>\n<p>Sebbene questo monastero sia antico, non ha mai avuto una grande comunit\u00e0: in genere ospitava un abate e uno o due monaci al suo servizio. Era sostenuto da diverse associazioni caritative.<\/p>\n<h4>Inizio<\/h4>\n<p>Le informazioni su Sophia sono state raccolte principalmente da persone che la conobbero in vita: alcuni parenti e pellegrini del monastero. Dopo il 1971, con la costruzione di una strada, raggiungere il monastero divenne pi\u00f9 facile. Prima di allora, gli abitanti dei villaggi circostanti dovevano camminare per quattro ore per venerare la Vergine Maria e consultare l&#8217;asceta Sophia.<\/p>\n<p>Sofia proveniva dalla regione rurale di Ardasi, nella metropolia di Trebisonda, nel Ponto. Figlia di Amanatis Saulidis e Maria, frequentava chiese e cappelle fin da giovane. Era bellissima, con occhi castani e un viso affilato. Aveva i capelli castano chiaro, raccolti in cinque trecce. Era molto orgogliosa della sua chioma, il che probabilmente spiega perch\u00e9 in seguito la trascur\u00f2 completamente. I suoi genitori la fecero sposare relativamente tardi, cedendo alle pressioni familiari. Erano timorati di Dio e non insistettero per il matrimonio, lasciando alla ragazza completa libert\u00e0 di scegliere la propria strada.<\/p>\n<p>Il suo breve matrimonio (1907-1914) con Jordan Hotokourides diede un figlio, che per\u00f2 mor\u00ec poco dopo, e il marito per\u00ec nei campi militari nell&#8217;entroterra del Ponto. Questi eventi spinsero Sophia a un profondo pentimento e all&#8217;ascetismo per tutta la vita.<\/p>\n<p>Inizi\u00f2 la sua vita ascetica nel Ponto, la sua terra natale, lontana dai parenti, sola su una montagna. Durante una persecuzione, San Giorgio le apparve e, avvertendola del pericolo imminente, le ordin\u00f2 di informare i contadini affinch\u00e9 potessero mettersi in salvo. Come da istruzioni, il villaggio fu salvato.<\/p>\n<p>Si narra che il suo ritorno in Grecia come rifugiata sia avvenuto durante una violenta tempesta, e la nave che trasportava i rifugiati rischi\u00f2 di affondare pi\u00f9 volte. Ma alla fine, tutti si salvarono. Il capitano, facendosi il segno della croce, disse ai passeggeri: &#8220;C&#8217;\u00e8 un uomo giusto tra voi, ed \u00e8 lui che vi ha salvati&#8221;. Allora tutti gli occhi si volsero verso Sofia, che, sola in un angolo, era rimasta in preghiera per tutto il viaggio. Questa storia \u00e8 stata tramandata per iscritto; ecco come la stessa Sofia racconta l&#8217;accaduto:<\/p>\n<p>\u00abLe onde si riempirono di angeli, ed ecco, apparve la Madre di Dio:<\/p>\n<p>Perirete, perch\u00e9 avete peccato gravemente.<\/p>\n<p>\u00abVergine purissima, lascia che io perisca perch\u00e9 sono peccatore, ma salva gli uomini.\u00bb<\/p>\n<p>La nave prese il nome da San Nicola.<\/p>\n<p>Quando finalmente giunsero in Grecia, la Madre di Dio stessa le apparve e disse: &#8220;Vieni a casa mia&#8221;. Sofia allora chiese: &#8220;Chi sei e dov&#8217;\u00e8 la tua casa?&#8221;. &#8220;Io abito a Klisouri&#8221;, fu la risposta.<\/p>\n<p>Durante i primi anni di Sofia al monastero, l&#8217;abate era lo ieromonaco Gregorio (Magdalis), un anziano monaco athonita di grande virt\u00f9. Da lui Sofia apprese la vita spirituale e menzion\u00f2 sempre il suo nome con grande rispetto.<\/p>\n<h4>Nel focolare<\/h4>\n<p>Per volere della Madre di Dio, il focolare del refettorio del monastero divenne la dimora permanente di Sofia. Rimaneva inginocchiata tutta la notte, con la schiena appoggiata alla parete umida, ed \u00e8 difficile dire se dormisse anche solo due ore. A quei tempi, le finestre non avevano vetri e il freddo e l&#8217;umidit\u00e0 dovuti al continuo scorrere dell&#8217;acqua dai rubinetti erano pi\u00f9 penetranti di quanto non lo siano oggi. Fuori dai cancelli del monastero, d&#8217;inverno il termometro scendeva spesso a -15 gradi. A volte accendeva un fuoco nel focolare, ma poich\u00e9 tutto era aperto, il debole calore si dissipava rapidamente. Sul davanzale, teneva sempre accesa una candela di cera pura davanti a un&#8217;icona della Madre di Dio.<\/p>\n<p>L\u00e0 sedeva, l\u00ec mangiava, l\u00ec trascorreva il tempo, vegliando anche sui cancelli del monastero. Spesso accadeva che, senza preavviso (poich\u00e9 all&#8217;epoca non esistevano telefoni o altri mezzi di comunicazione), annunciasse l&#8217;arrivo dei pellegrini, persino nominandoli, sebbene nessuno li avesse ancora visti. E quando aveva qualcosa da dire loro, lasciava il focolare, appariva inaspettatamente davanti a loro e diceva ci\u00f2 che doveva dire.<\/p>\n<p>Un giorno, un intero autobus di pellegrini arriv\u00f2 da Krokos Kozani. Sofia salut\u00f2 tutti per nome, parlando dei problemi personali o familiari di ciascuno e informandosi su coloro che erano rimasti nel villaggio. Autobus pieni di discepoli di Padre Leonida (Paraskevopoulos), che in seguito divenne Metropolita, arrivarono da Salonicco per ascoltarla e chiedere il suo consiglio. &#8220;Avete un grande tesoro laggi\u00f9 tra le montagne&#8221;, disse. Pii pellegrini giunsero anche dalla periferia di Salonicco: da Stavroupoli e Kria Vrisi. Alcuni arrivarono persino da Atene.<\/p>\n<h4>Abbigliamento e comportamento<\/h4>\n<p>Il suo abbigliamento era misero. Non aveva biancheria intima. A volte, d&#8217;inverno, si gettava addosso una coperta bucata o uno scialle rosicchiato dai topi. Andava scalza. A volte indossava un berretto di lana strappato e logoro e vecchie pantofole o scarpe. A volte raccoglieva foglie e rami nel fuoco e si rintanava al loro interno come un topo. Una volta, un incendio la colse di sorpresa, si svegli\u00f2 e riusc\u00ec a malapena a sfuggire alle fiamme per non essere bruciata viva. Si scopr\u00ec che i suoi stracci erano bruciacchiati, ma lei continu\u00f2 a indossarli finch\u00e9 non trov\u00f2 qualcosa di meglio. Vedendo i suoi stracci, che indossava sia con il freddo che con la pioggia, i pellegrini le portavano vestiti nuovi e caldi, ma la beata, dopo averli ricevuti, li donava subito ai poveri, cos\u00ec che la sua mano destra non sapesse cosa facesse la sinistra. Non indossava vestiti nuovi, nemmeno quelli che erano stati indossati una sola volta.<\/p>\n<p>La sua testa era sempre coperta da un foulard nero. Persino nel Ponto aveva smesso di curarsi i capelli e non li pettinava mai, erano diventati ruvidi come la criniera di un cavallo. Dalla sua testa emanava un profumo fragrante. Una volta aveva provato a tagliarsi la parte anteriore dei capelli, ma ci volevano delle forbici di cuoio di pecora.<\/p>\n<p>La sera, seduta accanto al fuoco, chiedeva a qualcuno che sapesse leggere di leggerle le vite dei santi dai piccoli libretti che teneva con s\u00e9. Quando faceva molto freddo, i pellegrini, vedendola scalza, le chiedevano di aggiungere altra legna al fuoco. Allora lei gridava un lungo e prolungato &#8220;No-o-o&#8221;, un grido che ancora risuona nelle orecchie dei pellegrini, i quali lo ripetono con lacrime di tenerezza.<\/p>\n<p>Sofia arriv\u00f2 al monastero all&#8217;et\u00e0 di 44 anni. Per evitare di mettere in imbarazzo qualcuno con la sua bellezza, si imbratt\u00f2 il viso di fuliggine e fumo provenienti dalle pentole. Raccoglieva le braci ardenti a mani nude, senza pinze.<\/p>\n<p>Il suo cibo era sempre scarno. Paprika e porri arrostiti nella cenere, qualche pomodoro verde ammuffito sottaceto e, a volte, nei giorni di digiuno, un po&#8217; di pesce salato. Non cucinava per s\u00e9. Solo quando aspettava visite mandava le donne a lessare fagioli o pasta, con o senza burro, e non importava quanto ne versassero nella pentola, il cibo ne usciva sempre in quantit\u00e0 sufficiente. Preparava il caff\u00e8 per tutti i viaggiatori e i pellegrini. Non lavava mai il cezve, che era sempre ricoperto di fondi di caff\u00e8, ma non permetteva mai a nessuno di lavarlo. E nessuno disdegnava mai quel cezve, per quanto sporco potesse sembrare.<\/p>\n<p>Raccoglieva erbe selvatiche, funghi e muschio e li mangiava crudi, cosparsi generosamente di sale. Il sabato e la domenica aggiungeva un cucchiaio di burro al cibo. A volte apriva il pesce in scatola e lo mangiava qualche giorno dopo, quando era cos\u00ec ammuffito da arrivarle fino alla punta delle dita. Metteva il cibo in un recipiente di rame e lo mangiava dopo che era diventato verde per la muffa, tanto che sembrava che si sarebbe sicuramente avvelenata e uccisa. Bolliva foglie e felci. Non puliva l&#8217;uva dalle formiche n\u00e9 buttava via le bacche marce. E non le accadeva mai nulla di male dopo aver mangiato tali cibi. Era sempre grata al Signore e diceva con profonda gioia: &#8220;Il mio cuore esulta&#8221;.<\/p>\n<p>Non offendeva n\u00e9 turbava mai nessuno. Quando si rendeva conto che qualcuno si trovava in una situazione difficile a causa di peccati che lo tormentavano, gli si avvicinava con comprensione. Gli parlava un paio di volte, come se lo chiamasse segretamente, e poi si ritirava di nuovo. La persona capiva e la seguiva. Poi si sedevano insieme, fuori dalla vista e dall&#8217;udito degli altri, e senza permettere loro di rivelare il loro peccato o problema, prima li consolava e poi li istruiva con le parole salvifiche e amorevoli del Signore. A volte diceva: &#8220;Sono venuti alla Madre di Dio neri, e se ne vanno bianchi&#8221;.<\/p>\n<p>Si prendeva cura in modo particolare delle ragazze nubili che si erano allontanate dalla retta via. Le radunava attorno a s\u00e9 e le ammoniva meglio di una madre. Diceva loro di non parlare pi\u00f9 della loro caduta e si adoperava per farle sposare, fornendo loro una dote con le offerte che la gente le portava. &#8220;La Vergine Maria non vi perder\u00e0&#8221;, aggiungeva.<\/p>\n<p>Sofia viveva in condizioni di estrema povert\u00e0. Quando la vita sul focolare divenne insopportabile, sal\u00ec all&#8217;ultimo piano, nella cella numero 1. L\u00ec trov\u00f2 foglie e paglia su cui sdraiarsi. Ma anche la curiosit\u00e0 umana giunse fin l\u00ec. E cosa scopr\u00ec? Sotto la paglia giacevano pietre appuntite. Durante l&#8217;occupazione, nascose burro o altro cibo sotto la paglia e lo distribu\u00ec, come di consueto, a chi ne aveva bisogno.<\/p>\n<p>Molti soldi le sono passati per le mani. Li prendeva e li lasciava dove poteva: tra i cespugli, sotto le rocce, nelle buche, nelle crepe dei muri, sotto i gradini di legno, sotto le tegole. Ma non appena ne aveva bisogno, li ritrovava subito e li donava a chi ne aveva bisogno.<\/p>\n<p>Fu testimone di molti atti seducenti da parte di laici, monaci e sacerdoti, ma non condann\u00f2 mai nessuno.<\/p>\n<p>&#8220;Proteggiti, e Dio ti protegger\u00e0&#8221;, disse.<\/p>\n<p>Studenti e giovani religiosi, gente comune e capi militari, suore e badesse, sacerdoti e monaci di alto e basso rango, persino da Gerusalemme e dalla Francia, tutti vennero a vedere questo &#8220;scheletro&#8221; e ad ascoltare le parole di Dio. Alcuni addirittura scrissero il nome di colei che alcuni paesani stolti e ottusi chiamavano in pontico &#8220;palala&#8221; (pazza) e persino &#8220;Sofia la Folle&#8221;, e che fu derisa.<\/p>\n<p>Lei capiva tutto questo, ma non diceva nulla. Il suo modo di parlare era sempre gentile, anche se il suo sguardo era serio e profondo. Il suo aspetto spaventava molti. La sua frase preferita era: &#8220;Abbiate molta pazienza, molta pazienza&#8221;. La ripeteva di continuo, perch\u00e9 tutta la sua vita fu una vita di pazienza e di strenua lotta per amore di Cristo.<\/p>\n<h4>Tanta pazienza<\/h4>\n<p>Il suo corpo somigliava a quello di Santa Maria Egiziaca: uno scheletro avvizzito, un volto simile a un teschio ricoperto di pelle, occhi infossati nelle orbite, mani callose bruciate dalla cenere e dal carbone, pelle secca e scottata dal sole, giallastra, pallida, senza una sola goccia di sangue. Capelli ispidi, dai quali spuntavano spesso spine e paglia.<\/p>\n<p>Un giorno, Sofia si ammal\u00f2 gravemente. Si contorceva dal dolore. Si trattava di appendicite, ernia o qualcosa di simile. Improvvisamente, le si apr\u00ec una ferita sullo stomaco e questa benedetta inizi\u00f2 ad applicarvi stracci e stoppini di lampada, facendola infettare. Emanava un odore nauseabondo, ma rifiut\u00f2 qualsiasi aiuto o cura. &#8220;La Madre di Dio verr\u00e0 e si prender\u00e0 questa malattia da me&#8221;, disse.<\/p>\n<p>Fu lei stessa a raccontare il miracolo ai pii pellegrini provenienti da Atene, giunti in autobus (\u00e8 stata conservata una registrazione audio):<\/p>\n<p>\u00abLa Madre di Dio venne con l&#8217;Arcangelo Gabriele e San Giorgio; c&#8217;erano anche altri santi.\u00bb<\/p>\n<p>L&#8217;arcangelo disse:<\/p>\n<p>&#8211; Ora ti apriremo.<\/p>\n<p>Ho detto:<\/p>\n<p>&#8220;Sono un peccatore. Posso confessarmi e ricevere la comunione? Poi potrete farmi l&#8217;incisione.&#8221;<\/p>\n<p>\u00abNon morirai\u00bb, disse. \u00abTi opereremo\u00bb, aggiunse, e mi apr\u00ec.<\/p>\n<p>Ne parlava con semplicit\u00e0 e franchezza, come se fosse la cosa pi\u00f9 normale del mondo. E senza alcuna vergogna, sollevava la camicetta o il vestito per mostrare il taglio che si era rimarginato da solo. E nelle sue parole non c&#8217;era alcun dubbio.<\/p>\n<p>Non si curava mai di malattie o infortuni. Un giorno, mentre gli operai stavano sostituendo le tegole del tetto nell&#8217;ala occidentale del monastero, Sofia calpest\u00f2 un grosso chiodo. Nessuno ud\u00ec un urlo o un singhiozzo, sebbene un dolore simile sia insopportabile per un essere umano. Il chiodo le trapass\u00f2 il piede e usc\u00ec dall&#8217;altro lato, ma non c&#8217;era sangue. Gli operai erano terrorizzati, ma Sofia li aiut\u00f2 a estrarre il chiodo colpendolo dall&#8217;alto, e continu\u00f2 per la sua strada come se nulla fosse accaduto.<\/p>\n<h4>Ricordi e testimonianze<\/h4>\n<p>Il metropolita Spiridione di Lankadas, originario di Klisouri, ricorda i racconti dei suoi genitori su Sofia: &#8220;Come Anna, figlia di Fanuele, che visse con il marito per sette anni dalla sua verginit\u00e0 (cfr.\u00a0<a href=\"https:\/\/azbyka.ru\/biblia\/?Lk.2:36-38\">Luca 2,36-38<\/a>\u00a0), Sofia del monastero della Madre di Dio di Klisouri testimoni\u00f2 con semplicit\u00e0 e vera fermezza i miracoli di Dio e della Theotokos. Non ebbi la fortuna di conoscerla personalmente, poich\u00e9 lasciammo il villaggio, ma le testimonianze dei miei genitori e di altri abitanti di Klisouri descrivono la sua immagine pia e santificata, umile e piena di grazia&#8221;.<\/p>\n<p>Euphemia Saulidou, sua cognata per parte di nipote Isacco, che ora si \u00e8 addormentato nel Signore, ha sempre trattato Sofia con grande rispetto fin da quando doveva trattare con l&#8217;abate Gregorio per questioni monastiche: \u00abTutti rispettavano la nostra monaca. Come posso dirlo&#8230; Capiva i nostri pensieri e dava a Isacco e a me buoni consigli. Affittavo la casa a degli insegnanti, che andavano da Sofia per essere illuminati: questi insegnanti ascoltavano gli analfabeti, tale era la santit\u00e0 di Sofia. Lei mi diceva che prima dovevano andare a letto loro, e poi noi. Non aveva l&#8217;odore di una donna; si potrebbe persino dire che fosse profumata, come dice padre Fozio. Lui si confess\u00f2 con la nostra monaca, e lei si confess\u00f2 con lui\u00bb.<\/p>\n<p>La Beata benediceva le donne con una piccola icona della Nativit\u00e0 della Theotokos per celare la propria preghiera e la grazia che le era stata concessa dalla Theotokos. Per altre malattie, benediceva con l&#8217;icona anche i santi asceti. Alcuni videro tre serpenti dormire sul suo capo, ma n\u00e9 loro la disturbavano, n\u00e9 lei disturbava loro. Un grosso serpente fu visto anche nella Chiesa della Santissima Trinit\u00e0, e questo serpente la accompagnava quando Sofia accendeva le lampade. La gente si spavent\u00f2 e tent\u00f2 di ucciderlo. Ma Sofia svent\u00f2 i loro piani, dicendo: &#8220;Dal momento che non disturba voi, non disturbatelo neanche voi. Appartiene alla Chiesa&#8221;.<\/p>\n<p>In altre occasioni, dava la caccia ai serpenti di persona e fracassava loro la testa con le pietre.<\/p>\n<p>Un militare in pensione che visit\u00f2 Sofia fino agli ultimi giorni del suo servizio nella regione, durante la guerra e poi nel 1949, raccont\u00f2 una storia incredibile. Sofia aveva un&#8217;orsa, che nutriva a mano con pane e altro cibo, e l&#8217;enorme ma docile animale prendeva il cibo, le leccava con gratitudine mani e piedi e spariva nella foresta. L&#8217;orsa aveva persino un nome.<\/p>\n<p>\u00abVai, Rusa, vai a mangiare un po&#8217; di pane\u00bb, chiam\u00f2 Sofia.<\/p>\n<p>Se qualcuno ignaro di questo spettacolo si fosse trovato ad assistervi, avrebbe rabbrividito come per il freddo. A quei tempi, le montagne selvagge erano abitate da molti orsi, lupi e altri animali.<\/p>\n<p>Molti testimoniano quanto segue: la beata lasciava briciole per gli uccelli sul davanzale della finestra, e quando pregava, persino in chiesa, questi si radunavano e le volavano intorno cinguettando. Quando si spegneva davanti al Signore, gli uccelli venivano a beccare la sua fotografia. Quanti episodi simili sono descritti nei sinassari!<\/p>\n<p>Un giorno, Sophia stava lavorando in giardino. Una donna radiosa le si avvicin\u00f2, indic\u00f2 le verdure e disse:<\/p>\n<p>&#8211; Innaffiali, figlia mia, cos\u00ec che la gente abbia qualcosa da mangiare.<\/p>\n<p>Sofia, non capendo chi fosse, disse alla donna di entrare in chiesa e venerare le icone. La donna si diresse effettivamente verso il monastero e Sofia decise di andarci anche lei, per salutarla come si deve, ma non riusc\u00ec a trovarla da nessuna parte. In seguito raccont\u00f2 l&#8217;accaduto a Padre Gregorio, il quale le assicur\u00f2 che la donna era la Madre di Dio.<\/p>\n<p>Salendo lungo la strada tortuosa fino all&#8217;abbazia della Santissima Trinit\u00e0, situata a non pi\u00f9 di 300 metri in linea d&#8217;aria dal monastero, ma quasi in cima, mattina e sera si recava l\u00ec per accendere una lampada. Quando le veniva chiesto come facesse, da anziana, a salire cos\u00ec velocemente, rispondeva:<\/p>\n<p>\u2013 La Madre di Dio mi solleva.<\/p>\n<p>Alcune persone testimoniano di averla vista alzarsi o abbassarsi senza toccare terra: volava.<\/p>\n<p>Era particolarmente legata ai santi.<\/p>\n<p>San Giorgio l&#8217;aveva presa sotto la sua protezione fin dai tempi del Ponto, quando salv\u00f2 il suo villaggio. Era presente all&#8217;operazione. E infine, nel giorno della sua festa, Sofia si \u00e8 addormentata nel Signore.<\/p>\n<p>San Mina, il santo patrono di Kastoria, la cui icona si trova nella cattedrale, appariva spesso a cavallo, e gli altri lavoratori del monastero lo sentivano. Ma Sofia non solo lo sentiva, ma vedeva anche il santo in una nuvola luminosa, distinguendolo chiaramente.<\/p>\n<p>Un giorno accadde qualcosa di inaspettato e, forse per coloro che lo avevano pianificato, terrificante. Arrivarono degli uomini da Atene che volevano portare via Sofia, ma Sofia inizi\u00f2 a chiedere aiuto ai suoi conoscenti. E sembra che i suoi amici spirituali pi\u00f9 intimi di Klisouri abbiano compreso i suoi segni. Gli uomini di Atene erano stati mandati appositamente per separare Sofia dalla Madre di Dio e per pubblicizzare il loro monastero: &#8220;Guardate, c&#8217;\u00e8 un&#8217;asceta che vive nel loro monastero&#8221;. Come sempre, Sofia chiese alla Purissima, che le rispose:<\/p>\n<p>&#8211; Sofia, hai due occhi, quindi segui il tuo nuovo occhio.<\/p>\n<p>E non si allontan\u00f2 mai pi\u00f9 dalla Madre di Dio, dal Suo monastero e dalla Sua chiesa.<\/p>\n<h4>Morte<\/h4>\n<p>Poco prima di morire, Sofia ripet\u00e9 pi\u00f9 volte: &#8220;Me ne andr\u00f2, e dopo un po&#8217; una grande sventura si abbatter\u00e0 sulla mia patria&#8221;. Quando si verificarono gli eventi di Cipro, i suoi studenti compresero questa profezia.<\/p>\n<p>L&#8217;abate del monastero, l&#8217;archimandrita Nektarios, ha presieduto il funerale, e padre Chrysostomos Avaianos ha pronunciato l&#8217;omelia, iniziando con il versetto &#8220;Avendo preso la croce&#8230; ci hai insegnato a disprezzare la carne&#8230; e a custodire l&#8217;anima, cosa pi\u00f9 immortale&#8221; &#8211; dal tropario alle sante donne. Si \u00e8 ritrovato inaspettatamente al monastero &#8211; per decreto divino &#8211; insieme a padre Gregory Hadjinikolaou, pur non avendo ricevuto alcun preavviso. Anche l&#8217;insegnante George Galitsas ha parlato a nome della comunit\u00e0 di Klisourite. La comunit\u00e0 di Klisourite ha donato fondi per la commemorazione funebre di quaranta giorni e per un anno di ricordo con suo nipote, Isaac Saulidis.<\/p>\n<p>Otto anni dopo, nel 1982, furono ritrovate le sue reliquie: tutto era profumato di basilico, e questa fragranza persistette per diversi giorni. Altri videro una luce innalzarsi verso il cielo.<\/p>\n<p>Una lapide di marmo si ergeva tra le croci ricoperte di vegetazione degli antichi padri, dietro l&#8217;altare della chiesa di San Giovanni Battista. Sotto la croce, scolpita nel marmo, vi era un&#8217;iscrizione:<\/p>\n<p>&#8220;Sophia Hotokouridou, monaca del Santo Monastero della Madre di Dio, \u00e8 morta il 6 maggio 1974 all&#8217;et\u00e0 di 88 anni.&#8221;<\/p>\n<p>Nei momenti difficili, Cristo rivela persone di cui non ci si aspetterebbe a prima vista che riescano a mantenere gli altri nella fede&#8230;<\/p>\n<p>Le sue reliquie sono custodite con riverenza. Molti conservano anche un pezzo dei suoi stracci. Alcuni possiedono frammenti delle sue reliquie. Il suo fazzoletto \u00e8 custodito da una sua fedele discepola, e questo fazzoletto compie miracoli, soprattutto per le donne sterili e incinte. \u00c8 un vecchio pezzo di stoffa nera e lacerata che emana una fragranza, a volte tenue e appena percettibile, a volte intensa e meravigliosa.<\/p>\n<h4>Dopo<\/h4>\n<p>Il metodo ascetico scelto da Santa Sofia ricorda la vita del Beato Padre\u00a0<a href=\"https:\/\/azbyka.ru\/days\/sv-georgij-karslidis\">Giorgio (Karsalides)<\/a>\u00a0e dei santi folli per Cristo. E nella vita di San\u00a0<a href=\"https:\/\/azbyka.ru\/otechnik\/Serafim_Sarovskij\/\">Serafino di Sarov<\/a>\u00a0e dei suoi discepoli. L&#8217;aspetto pi\u00f9 importante, tuttavia, rimane sempre un fervente amore per Cristo e un impegno ascetico estremo, quasi folle.<\/p>\n<p>Proveniente dal Ponto, Sofia osservava sempre tutti i digiuni e, quando il calendario cambiava, li osservava addirittura due volte, per non tentare nessuno. Anche quando le veniva detto chi seguire, non abbandonava mai i semplici fedeli. Quando alcuni cercarono di usurparla illegalmente, si consult\u00f2 con il suo padre spirituale a Lekhovo e non lasci\u00f2 il monastero. Accoglieva tutti come una madre amorevole e li rassicurava. Non gradiva le innovazioni, nemmeno quelle riguardanti l&#8217;abbigliamento. Si trovava a suo agio con coloro che osservavano la tradizione, digiunavano e si vestivano modestamente. Ma quando un sacerdote di un monastero vicino le chiese se dovesse ammonire i fedeli, lei rispose:<\/p>\n<p>\u2013 \u00c8 meglio far finta di non vedere che litigare con la gente.<\/p>\n<p>Sofia non volle mai allontanarsi dalla Chiesa e dal monastero e rimase nel dominio della Madre di Dio.<\/p>\n<p>La gente comune di quei luoghi e tutti coloro che la conobbero ricordano e mettono in pratica i suoi consigli con particolare rispetto, conservando le sue fotografie accanto alle icone. Chiunque la invochi nelle proprie preghiere riceve risposta alle proprie domande. Un ieromonaco del Monte Athos dipinse un&#8217;icona dopo che la sua immagine gli era apparsa.<\/p>\n<p>Un giovane di una citt\u00e0 del Peloponneso decise di diventare sacerdote dopo aver visto Sofia.<\/p>\n<p>Sebbene le testimonianze dell&#8217;audacia di Sofia davanti al Signore si moltiplichino costantemente e la sua lunga vita sia in fase di preparazione per la pubblicazione, la sua vita di amore per Cristo anticipa l&#8217;azione della Chiesa, cosicch\u00e9 presto i nostri fratelli trionfanti e ascetici si rallegreranno per un&#8217;altra serva eletta del nostro Signore Ges\u00f9 Cristo: la beata Sofia.<\/p>\n<p>La prima immagine di Sophia fu commissionata all&#8217;iconografo D. Hadjiapostolos dal Reverendissimo Archimandrita Paolo (Apostolidis), abate del Santo Monastero della Theotokos di Sumela, oggi Metropolita di Drama. Da allora, sono state dipinte altre icone. La sua sacra testa e altre preziose reliquie sono gi\u00e0 state ritrovate. Un calciatore, al quale Sophia aveva compiuto un miracolo, ha argentato la sacra testa, che ora emana un delicato profumo e da cui sgorgano gocce di mirra, come testimoniato dai pellegrini.<\/p>\n<p>Fu composta una funzione religiosa in suo onore, i cui inni furono scritti da un monaco di Svyatogorsk su richiesta dell&#8217;archimandrita Pavel.<\/p>\n<p><em><br \/>\nPreparato da Zinaida Oborneva Basato sul libro &#8220;\u03a3\u039f\u03a6\u0399\u0391 \u03a7\u039f\u03a4\u039f\u039a\u039f\u03a5\u03a1\u0399\u0394\u039f\u03a5-\u039c\u0399\u0391 \u039b\u0391\u03aa\u039a\u0397 \u0391\u03a3\u039a\u0397\u03a4\u03a1\u0399\u0391&#8221;, &#8220;\u039c\u03a5\u0393\u0394\u039f\u039d\u0399\u0391&#8221;\u00a0,\u00a0\u0398\u03b5\u03c3\u03c3\u03b1\u03bb\u03bf\u03bd\u03af\u03ba\u03b7, 200<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 2003, ad Atene si tenne una grande mostra di icone dipinte da iconografi contemporanei. L&#8217;icona di Sofia (\u2020 6 maggio 1974), opera del talentuoso iconografo Dimitrios Hadjiapostolos, attir\u00f2 particolare attenzione. La mostra fu poi allestita a Mosca, e i &hellip; <a href=\"https:\/\/www.ortodossia.info\/cenobio\/2026\/05\/06\/venerabile-sofia-hotokuridu-nel-monachesimo-myrtidiotissa\/\">Continua a leggere<span class=\"meta-nav\">&rarr;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-2642","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-senza-categoria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ortodossia.info\/cenobio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2642","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ortodossia.info\/cenobio\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ortodossia.info\/cenobio\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ortodossia.info\/cenobio\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ortodossia.info\/cenobio\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2642"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ortodossia.info\/cenobio\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2642\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ortodossia.info\/cenobio\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2642"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ortodossia.info\/cenobio\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2642"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ortodossia.info\/cenobio\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2642"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}