S.Leandro di Siviglia

San Leandro di Siviglia (Cartagena534 – Siviglia13 marzo 600) è stato arcivescovo di Siviglia in Spagna. Viene ricordato in particolare per essere riuscito a convertire dall’arianesimo la casa reale visigota..

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S.Walpurga di Heidenheim

Nata nel regno anglosassone del Wessex, figlia del re S.  Riccardo, nell’anno 710 Walpurga ebbe due fratelli santi: san Willibald di Eichstatt  e san Winibaldo. Fu allevata nell’austero monastero di Wimburn  nel Dorset  inglese. Nel 748 S.Bonifacio, l’apostolo dei Germani, richiese la sua opera ed ella andò con un gruppo di monache in Germania per organizzare il monachesimo femminile. Dopo due anni divenne badessa di un monastero femminile fondato da suo fratello S. Winibaldo che aveva fondato  a sua volta un monastero maschile  a  Heidenheim. Dopo la morte del fratello ella dovette reggere anche il monastero maschile. L’esempio del suo silenzio e della vita mortificata, era per tutti  i monaci e le monache e anche per tutto il popolo la più eloquente predicazione, che Dio confermava sovente anche con miracoli. Ella si addormentò in pace il 25 febbraio del 779

Verso il XII secolo i genitori di Valpurga furono identificati come san Riccardo d’Inghilterra, un nobile inglese del Wessex, e Wuna (o anche Wunna o Wina).

Dopo la morte, le sue spoglie furono trasferite a Eichstätt, nell’Abbazia di Santa Valpurga, per ordine del vescovo di Eichstätt Otgar il 1º maggio 870.

Secondo la leggenda, la sua tomba trasudò per qualche tempo un liquido dai poteri taumaturgici.

Nel 916 il re carolingio Carlo il Semplice fece trasferire le reliquie della santa in una cappella di Attigny servita da dodici canonici[1], che fu sottomessa all’abbazia di San Cornelio di Compiègne[2].

Dal Martirologio Romano: «Nel monastero di Heidenheim nella Franconia in Germania, santa Valburga, badessa, che, su richiesta di san Bonifacio e dei suoi fratelli i santi Villibaldo e Vinebaldo, dall’Inghilterra venne in Germania, dove resse saggiamente due monasteri, di monaci e di monache».

Secondo vecchie tradizioni germaniche le streghe, nella notte tra il 30 aprile e il 1º maggio, uscivano dai loro rifugi per danzare in onore della luna sul monte Brocken. Questa tradizione si sovrappose alla festa della santa, fino a divenire la “notte di Valpurga“.[3][4] La leggenda viene ripresa anche dal Goethe nel suo Faust.

Note    

  1. ^ (FRAbbé Louis Archon, Histoire de la Chapelle des rois de France, tome I, p. 257
  2. ^ (FRHistoire de Compiègne, Edition des Beffrois, 1988, p. 44.
  3. ^ La notte di Valpurga sul sito dell’ambasciata di Svezia a Roma, su swedenabroad.com. URL consultato il 25 febbraio 2012 (archiviato dall’url originale il 7 gennaio 2009).
  4. ^ La notte di Valpurga, su gianfrancofranchi.com.
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Inno Akatisto in lingua latina

Akatisto in Lingua latina

This Latin version has been dated to about the year 825 by Dom Michel Huglo. The Latin version has small textual variations in common with a family of Greek manuscript versions which originate in South Italy – the Latin must therefore belong to the same family. One may thus suppose that this translation was not done in Constantinople, but in Italy. This supposition is strengthened by the fact that at the end of the short strophes, the traditional “Alleluia” has been replaced with “Ave sponsa insponsata”. Could this reason be the suppression of the “Alleluia” during Lent in the West? In the version above, I have restored the alleluias to their customary places – the original has “Ave sponsa insponsata”.

For further information, consult “L’ancienne version latine de l’Hymne Acathiste” by Dom Michel Huglo, Le Muséon Vol. 64 (1951), pp. 27-61.

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La Preghiera

Giovane, non dimenticare la preghiera. Ogni volta che preghi, se la tua preghiera è sincera, in essa baluginerà un nuovo sentimento e una nuova idea che prima non conoscevi e che ti ridarà nuova forza; e capirai che la preghiera è crescita. Ricordati anche questo: ogni giorno e ogni volta che ne hai la possibilità ripeti a te stesso: “Signore, abbi pietà di tutti coloro che compariranno dinanzi a te in questo giorno”.

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S.Colombano

S.COLOMBANO

Colombano (in gaelico: Colum Bán, «colomba bianca»; latino: Columbanus Bobiensis; Navan, 540 circa – Bobbio, 23 novembre 615) è stato un monaco missionario ed evangelizzatore irlandese, uomo di azione ed abile diplomatico, noto per aver fondato da abate numerosi monasteri e chiese in Europa. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalle Chiese ortodosse e dalla Chiesa anglicana.

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Guido Bianchi da Velate Arcivescovo di Milano

Guido Bianchi da Velate (o WidoVelate, … – Bergoglio23 agosto 1071arcivescovo . Resse l’arcidiocesi di Milano dal 1045 fino alla sua rinuncia nel 1069. Fu arcivescovo nel periodo in cui la Pataria acquisì a Milano il potere maggiore. Si oppose alle riforme volute dal papa e appoggiate dai patarini, che soprattutto si opponevano alla scelta dei preti anche tra gli uomini sposati, pratica fino ad allora tranquillamente accettata nell’arcidiocesi di Milano.

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Ariberto d’Intimiano ultimo grande Arcivescovo ortodosso di Milano

Ariberto da Intimiano (Intimiano, tra 970 e il 980 – Milano16 gennaio 1045) fu arcivescovo di Milano nella prima metà dell’XI secolo. Portò il potere temporale vescovile a livelli mai raggiunti prima e innalzò ulteriormente il prestigio dell’arcidiocesi di Milano, anche se alla sua morte già si intravedevano i primi segni del declino di questo potere

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Il Battistero di S.Giovanni a Galliano di Cantù

Alta sul colle di Galliano (ora sobborgo di Cantù, ma in antico il rapporto era rovesciato), anche il battistero come l’adiacente basilica di S. Vincenzo, è indissolubilmente legata a una figura eccezionale di committente, di rango religioso e politico : Ariberto d’Intimiano. Divenuto vescovo aveva tutto l’interesse a dare importanza ad un territorio che gli aveva dato i natali e lembo estremo della Diocesi ambrosiana ai confini con quella di Como.

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S.Martino Vescovo di Tours

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S.Teodoro di Tarso Arcivescovo di Canterbury

Teodoro di Canterbury, noto anche come Teodoro di Tarso [1] (Tarso, 602 – Canterbury, 19 settembre 690), fu l’ottavo vescovo di Canterbury; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica, da quella ortodossa e da quella anglicana.

Divenne famoso per la sua riforma della Chiesa inglese e per aver fondato una scuola a Canterbury.
Biografia
La vita di Teodoro può essere divisa in due parti: la prima, quella antecedente il suo arrivo in Inghilterra come arcivescovo di Canterbury e la seconda, quella relativa al suo episcopato. Fino a poco tempo fa gli studi su Teodoro sono stati focalizzati solo sul secondo periodo, dato che questo è descritto nella Storia ecclesiastica dell’Inghilterra ed anche nella Vita Sancti Wilfrithi di Stefano di Ripon, mentre nessuna fonte diretta parla delle attività precedenti di Teodoro. Michael Lapidge e Bernard Bischoff hanno ricostruito la prima parte della sua vita basandosi su studi effettuati sui libri scritti dalla sua Scuola di Canterbury.

In Asia Minore
Teodoro nacque a Tarso in Cilicia, una diocesi di lingua greca dell’Impero bizantino.

Nella sua infanzia sperimentò le devastanti guerre fra l’Impero dei Sassanidi e quello bizantino, che determinarono la conquista di Antiochia, Damasco e Gerusalemme da parte dei primi, nel biennio 613-614. Tarso fu catturata dalle forze persiane quando egli doveva avere 11 o 12 anni. Ci sono prove che Teodoro conosceva la cultura persiana.[2] È molto probabile che egli abbia studiato ad Antiochia, sede storica di una scuola di esegesi della quale egli fu un proponente.[3] Teodoro aveva anche familiarità con la cultura, la lingua e la letteratura siriana e deve essere stato ad Edessa.[4] Sebbene fosse possibile per un greco vivere con le leggi persiane, le conquiste da parte degli arabi, compresa quella di Tarso, avvenuta nel 637, certamente condusse Teodoro via dalla sua città natale. Se non ne era fuggito prima, a quell’epoca egli doveva avere 35 anni di età.[5] In seguito egli studiò nella capitale bizantina di Costantinopoli, avendo come oggetto di studio, fra gli altri, astronomia, astrologia, medicina, diritto romano, retorica e filosofia greche.[6]

In qualche momento prima del 660 Teodoro venne in occidente, a Roma, ove visse presso una comunità di monaci orientali, probabilmente presso il monastero di Santa Anastasia.[7] Egli quindi, oltre alla sua profonda conoscenza della cultura greca, divenne esperto anche in letteratura Latina, sia sacra che profana.[8] Il Sinodo di Whitby (664) confermò la decisione della Chiesa Anglo-Sassone di seguire Roma e nel 667, allorché Teodoro aveva 66 anni, la sede vescovile di Canterbury divenne vacante, ma il vescovo designato Wighard, morì improvvisamente. Wighard era stato inviato a Roma da papa Vitaliano da Ecgberht, re del Kent, e da Oswiu, re di Northumbria, per essere consacrato arcivescovo. A causa del suo decesso, fu scelto Teodoro, dietro raccomandazione di Adriano (successivamente abate di San Pietro in Canterbury). Teodoro fu consacrato vescovo in Roma il 26 marzo 668, e partì per l’Inghilterra ove giunse con Adriano il 27 maggio 669.

Arcivescovo di Canterbury
Teodoro condusse un’indagine sulla Chiesa inglese, insediò numerosi vescovi nella sedi che erano ancora vacanti da tempo,[9] e convocò il Sinodo di Hertford per realizzare riforme riguardo alla data di celebrazione della Pasqua, l’autorità dei vescovi, i monaci itineranti, la regolarità di convocazione dei successivi sinodi, il matrimonio con il divieto di consanguineità ed altri temi.[10] Egli propose anche la suddivisione delle grandi diocesi di Northumbria in diocesi meno estese, una politica che lo portò in conflitto con il vescovo Wilfrido, che lui stesso aveva insediato nella diocesi di York. Teodoro depose ed espulse Wilfrido nel 678, scomponendone poi la diocesi. Il suo conflitto con Wilfrid non fu composto fino al 686–687.

Nel 679 Aelfwine, fratello del re Ecgfrith di Northumbria, rimase ucciso nella battaglia contro i Merciani. L’intervento di Teodoro scongiurò l’escalation della guerra, conducendo alla pace i due regni, con il re Æthelred di Mercia che pagò un guidrigildo di compensazione per la morte di Aelfwine.[11]

La scuola di Canterbury
Teodoro ed Adriano istituirono una scuola a Cantebury che determinò una specie di “età d’oro” del sistema educativo anglo-sassone.

Essi attrassero un gran numero di studenti nelle cui menti versavano l’acqua della conoscenza completa giorno per giorno. Oltre ad insegnare loro le sacre scritture, essi li istruivano nella poesia, nell’astronomia e nel calcolo del calendario della Chiesa… Non vi furono mai tempi così felici da quando gl’inglesi si sistemarono in Britannia. .[12]

Teodoro insegnò anche musica sacra,[13] introdusse numerosi testi, la conoscenza dei santi orientali e potrebbe essere stato anche colui che introdusse le Litanie dei Santi, una grande innovazione liturgica, in Occidente.[14] Parte del suo pensiero è riscontrabile nei Biblical Commentaries, note compilate dagli studenti della Scuola di Canterbury.[15]

Di enorme interesse è il testo, recentemente attribuitogli, denominato Laterculus Malalianus.[16] Trascurato per tanti anni, esso fu riscoperto negli anni novanta e si è mostrato ricco di elementi che riflettono la formazione trans-Mediterranea di Teodoro.[17]

Molti allievi della Scuola di Cantebury divennero abati benedettini nel sud dell’Inghilterra, diffondendo la fama di Teodoro.

Teodoro convocò altri sinodi, nel settembre del 680 ad Hatfield, che confermò l’ortodossia inglese nella controversia monotelita,[18] e verso il 684 at Twyford, presso Alnwick, in Northumbria. Infine, un penitenziale composto sotto la sua direzione è ancora utilizzato.

Teodoro morì alla veneranda età di 88 anni, avendo retto l’arcidiocesi per ventidue anni e fu sepolto nella chiesa di San Pietro a Canterbury.

Culto

Tomba di San Teodoro nell’Abbazia di Sant’Agostino a Canterbury
Teodoro è ricordato come santo il 19 settembre dalla Chiesa anglicana, dalla Chiesa episcopale degli Stati Uniti d’America e dalla Chiesa ortodossa. Anche la Chiesa cattolica lo ricorda nel medesimo giorno nel suo Martirologio Romano. Canterbury lo festeggia anche il 26 marzo giorno della sua consacrazione.[1]

Da Wikipedia

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