S.Principe Dimitrij Donskoj

Una delle grandi figure della storia russa canonizzate nel recente concilio di Mosca (1988). Demetrio Donskoj era figlio del gran principe Ivan Ivanovic e della sua seconda moglie Alessandra.

Nato nel 1350, il piccolo Demetrio ebbe modo ben presto di vivere il dramma della Russia del tempo. Morto il padre nel 1359, fu lui nel 1361 a recarsi presso l’Orda d’Oro per ottenere lo jarlyk, cioè l’investitura come principe di Mosca. Ivi ebbe modo di assistere a una resa di conti fra khan dei tartari. Venne ucciso infatti il khan Navruz e il potere passò a Murat nell’Orda, mentre Abdul, affiancato da Mamaj, diveniva capo dei tartari oltre il Volga. Fu proprio Murat a concedere lo jarlyk al piccolo Demetrio, mentre si rifiutò di concederlo al principe di Suzdal’, Demetrio Konstantinovic.
Al ritorno di Demetrio a Mosca, i boiari attaccarono e conquistarono Perejaslavl’ (1362). Quando nel 1363 anche Abdul inviò lo jarlyk al gran principe di Mosca e questi lo accettò, Murat si offese, e per rappresaglia lo concesse a sua volta al principe di Suzdal’, che nel frattempo si era stabilito a Vladimir, e che divenne il vero antagonista di Demetrio.
Iniziava così la guerra dei due Demetrio. L’esercito moscovita scacciò il principe di Suzdal’ da Vladimir, saccheggiandone le terre. Questi, attaccato anche dal fratello Boris, dovette umiliarsi e chiedere aiuto proprio ai moscoviti, i quali sconfissero Boris e fecero insediare Demetrio Konstantinovic a Nizegorod (1364).
Mentre venivano assoggettati i principi di Rostov, Galizia e Starodub, il giovane Demetrio Ivanovic si preoccupò di consolidare le mura di Mosca. Quindi sposò Eudossia, figlia del suo antico nemico principe di Suzdal’.
Facendo sua la politica espansionistica dei boiari, il giovane Demetrio si intromise nella lotta alla successione per il principato di Tver’. Nessuno aveva richiesto il suo intervento, in quanto in tale vicenda i punti di riferimento erano il metropolita e il gran principe di Lituania. In quel momento gran principe era O1’gerd che, sostenitore del principe Michele Aleksandrovic e preoccupato delle mire del gran principe di Mosca, gli mosse guerra, sconfiggendolo e costringendolo ad una pace favorevole a Michele Aleksandrovic (1369).
Nel 1370 Demetrio penetrò col suo esercito nella regione di Tver’, nonostante che quel principe fosse appogiato da Ol’gerd e avesse ottenuto lo jarlyk dal khan Mahomet Sultan. Lo stesso Ol’gerd, anche perché impegnato contro i tedeschi, dopo qualche tentativo militare preferì la via delle alleanze, dando la propria figlia in moglie al fratello minore di Demetrio, Vladimir. Il gran principe di Mosca trattò poi con l’Orda, riscattando e prendendo lui in ostaggio il figlio del principe di Tver’, neutralizzando così le iniziative diplomatiche del padre.
Quando Demetrio manifestò chiaramente l’intenzione di impadronirsi di Tver’, Ol’gerd fu costretto a muovergli guerra, ma fu sconfitto (1372), e Tver’ dovette arrendersi all’esercito moscovita. Poi fu la volta di Rjazan’, il cui principe Oleg riconobbe la signoria di Demetrio.
Ad evitare qualsiasi equivoco su chi comandasse veramente in Russia, Demetrio condannò a morte il boiaro Veljaminov per aver criticato la sua politica nei confronti del principe di Tver’.
L’emergente potenza moscovita divenne sempre più evidente, prima con la morte di Ol’gerd (1377) e poi con le divisioni interne dei lituani. Il fatto preoccupò i tartari, i quali, guidati da Arab-Sciah (khan dell’Orda Azzurra, fra il Caspio e l’Aral), penetrarono nella regione di Suzdal’ e sconfissero (1377) l’esercito di Demetrio accorso in aiuto. L’anno seguente era Mamaj ad inviare un esercito nella regione di Rjazan’, ma fu duramente sconfitto dall’esercito guidato dallo stesso gran principe di Mosca. Ai tartari divenne quindi chiaro, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che l’ascesa al potere di Demetrio aveva portato a un cambiamento della situazione. Diveniva indispensabile dare una severa lezione ai moscoviti, se non si voleva perdere l’influenza su tutti i principati russi. Raccolto un grande esercito, Mamaj si diresse verso Mosca.
Era chiaro che si era giunti a uno scontro forse decisivo. Demetrio allora volle dare alla spedizione un carattere nazionale e religioso. Un cronista del tempo esprimeva così le motivazioni della decisione del principe di affrontare i tartari: «Egli andò in battaglia contro di loro, volendo difendere la sua patria, per la santa Chiesa e la vera fede cristiana, e per tutta la Terra Russa». Volle, infatti, non solo essere accompagnato da altri principi russi, ma recarsi dal santo monaco Sergio e chiedere la sua benedizione (20 agosto). Nella Vita di questo santo è scritto che, benedicendolo, Sergio gli avrebbe detto: «E’ necessario, o signore, che tu guidi il gregge di Cristo che Dio ti ha affidato. Va’ dunque contro gli infedeli e, con l’aiuto di Dio, vincerai e tornerai sano e salvo tra molti onori nella tua patria». Grande fu la commozione dei russi quando con tutto l’esercito, dopo quasi un secolo e mezzo, attraversarono il fiume Don. La battaglia ebbe luogo 1’8 settembre 1380 sui campi di Kulikovo, tra il fiume Neprjadva e il Don. Oltre a molti principi russi, combattevano al fianco di Demetrio anche due figli di O1’gerd. Dalla parte di Mamaj combattevano schiere di lituani inviati dal gran principe Jagailo. Mentre si era astenuto il principe Oleg di Rjazan’, che aveva riconosciuto la signoria di Mamaj. Alla fine dei violenti combattimenti, guidati abilmente e coraggiosamente da Demetrio, i russi ne uscirono vincitori. Sconfitto e umiliato, Mamaj morì sulla via del ritorno.
A Mamaj succedette un generale di Tamerlano, di nome Tochtamys, il quale non diede molto tempo a Demetrio per assaporare la gloria della vittoria e godersene i frutti. Nel 1381 attaccò la Moscovia, costringendo Demetrio a rifugiarsi a Kostroma. Dopo i terribili saccheggi dell’esercito tartaro, Demetrio dovette riconoscersi ancora una volta tributario dell’Orda. Riuscì però a mantenere la sua posizione di predominio nell’ambito dei principati russi. Costrinse anche il fratello Vladimir a rinunciare a ogni diritto sul gran principato, a favore di Basilio, suo primogenito (gli altri figli erano Giorgio, Andrea, Pietro, Ivan e Costantino). Morì il 19 maggio 1389.
Forse furono i suoi rapporti con san Sergio, nonché i racconti di apparizioni di santi in occasione della battaglia di Kulikovo, a dare adito a un certo culto locale. Uomo di grande fede, Demetrio cercò anche di condizionare le istituzioni ecclesiastiche con una politica volta a dare primato ed autonomia al gran principato di Mosca.
Quando il patriarca di Costantinopoli Filoteo nominò il metropolita Cipriano (1376), egli si rifiutò di riceverlo. Cipriano fu costretto quindi a vivere a Kiev, nella speranza che alla morte di Alessio la metropolia russa potesse riunificarsi sotto la sua giurisdizione. Ma quando Alessio morì (1378), Demetrio volle che gli succedesse un sacerdote suo favorito, Mitjaj. Per 18 mesi questi fece di tutto per conquistarsi la simpatia di san Sergio e dei monaci di maggiore autorevolezza morale. Ma non vi riuscì. Quando Demetrio convocò un concilio per farlo consacrare vescovo, Dionisio di Suzdal’ si rifiutò di prendervi parte. Allora Mitjaj lo sottopose a continue malversazioni, sino a costringerlo a riparare in Grecia.
Finalmente Mitjaj si decise a intraprendere il viaggio a Costantinopoli per avere la conferma da parte del patriarca. Ma l’ambasceria era già arrivata quasi in vista di Costantinopoli, quando Mitjaj improvvisamente morì. Gli altri messi decisero allora di sostituire il suo nome con quello di Pimen, che poi fu effettivamente consacrato dal patriarca. Appena tornata l’ambasceria a Mosca, Demetrio fece incarcerare Pimen e chiamò a Mosca Cipriano. Questi vi giunse nel momento drammatico dell’attacco di Tochtamys, per cui ritenne opportuno andare ad abitare a Tver’. La cosa dispiacque enormemente a Demetrio, il quale decise di espellerlo e di richiamare Pimen, nonostante gli fosse tutt’altro che simpatico. Cipriano dovette perciò rientrare a Kiev. Pimen invece pur accettato come metropolita non ebbe mai l’appoggio di Demetrio, anzi, nell’aprile 1389 (un mese prima che Demetrio morisse), stanco delle pressioni, fuggì in Grecia.
I dati che provengono dallo Slovo “Racconto sulla vita e la morte” non sono tali da offrire il reale spessore spirituale e religioso di Demetrio. Essi appaiono trasfigurati dalla fantasia popolare. Alla carenza di dati concreti supplisce parzialmente il discorso panegirico che descrive Demetrio come «angelo terreno ed uomo celeste», quasi come un asceta che pregava e digiunava molto.
Su tali basi entrò in qualche catalogo di santi al 9 maggio (erroneamente, come fa notare il Golubinskij, essendo morto il 19), pur non facendo parte dei «defunti venerati», ma solo dei defunti di buona memoria. Tale culto particolare è stato ufficializzato con la solenne canonizzazione avvenuta durante il concilio di Mosca del 1988.


Autore: 
Gerardo Cioffari

Tratto da “Santi e Beati”

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