Archivi categoria: Testi & Documenti

S.Massimo il greco

Questo articolo è stato pubblicato in Testi & Documenti il da .

Massimo il Greco, oppure Maksim il Greco o Maksim Grek, nato come Mikhail Trivolis (Arta1480 – Monastero della Trinità di San Sergio21 gennaio 1556), è stato un umanistalinguista e religioso greco. Massimo il Greco fu un importante personaggio del movimento religioso-culturale del XVI secolo, che si distinse per la traduzione delle Sacre Scritture e della letteratura filosoficoteologica in lingua russa, contribuendo a diffondere la cultura bizantina in tutta la Russia.[1]

Continua a leggere

Share

S.ieromartire Ermoghèn, patriarca di Mosca

Questo articolo è stato pubblicato in Testi & Documenti il da .

Ermogene, o Germogen (in russo: Гермоген; Kazan’1530 – Mosca17 febbraio 1612), al secolo Ermolaj (Ермолай), fu il patriarca di Mosca e di tutte le Russie dal 3 luglio 1606 al 17 febbraio 1612. La sua figura è legata al ritrovamento dell’icona della Madonna di Kazan’ e alla grande rivolta popolare contro i polacchi che pose fine al Periodo dei torbidi. È venerato come santo martire dalla Chiesa ortodossa russa.

Continua a leggere

Share

S.Massimo il Confessore

Questo articolo è stato pubblicato in Testi & Documenti il da .

La biografia ufficiale di Massimo risale al X secolo. L’autore ha fonti certe della vita solo dal Concilio Lateranense del 649. Non sappiamo donde egli attinga le notizie precedenti. Egli dichiara che Massimo è di origine nobile, e che ha fatto gli studi propri degli uomini avviati alla carriera sia di corte che ecclesiastica. È stato primo segretario dell’imperatore Eraclio fino al 613/614, per poi entrare nel monastero di Crisopoli, e nel 624/625 in quello di Cizico.[3] Si è inserito nelle discussioni della Chiesa (monofisismo e soprattutto monotelismo e monoergetismo). Fuggito in Africa da Costantinopoli nel 626[3], qui egli visse la vita monastica accanto a Sofronio, futuro patriarca di Gerusalemme, per poi passare momentaneamente a Cartagine.[3] Dall’Africa andò a Roma e partecipò al Concilio lateranense per la condanna del monotelismo, sostenuta dall’imperatore Eraclio.[3]

Nel 626 abbandonò Costantinopoli sotto la minaccia persiana e andò in Africa. A questo punto le due vite si assomigliano. Incontrò Sofronio e da questo momento iniziò la battaglia molto forte contro il monotelismo e il monoenergismo. In questo periodo africano Massimo completò le sue opere spirituali. Dal 641 egli fu molto impegnato nella lotta contro il monotelismo: nel 646 giunse a Roma e partecipò al sinodo romano in cui questa dottrina venne condannata. Ma la corte imperiale aveva emesso un decreto a vantaggio del monotelismo e, di conseguenza, aveva condannato il ditelismo. Per cui, il 17 giugno del 653, il papa Martino e Massimo vennero arrestati e condotti a Costantinopoli, per cui secondo la leggenda gli venne tagliata la lingua e la mano destra.[3] Massimo subì un primo esilio a Bizja in Tracia. Due emissari della corte tentarono inutilmente di ottenere da Massimo una dichiarazione di compromesso. Poi venne esiliato a Lazica, in Armenia, dove morì all’età di 80 anni il 13 agosto 662.[3]

Nel 1973 è stato pubblicato un testodi Giorgio di Reshaina sulla vita siriaca di san Massimo[5]. Questo testo non nutre simpatia per Massimo: l’intento è quello di umiliare il Confessore, cosa che la biografia bizantina evita. Sembrano tuttavia verosimili le notizie che esso ci dà della sua giovinezza. Massimo è nato nel Golan, nel villaggio di Hasfin, da padre samaritano e madre di origine persiana (origine umile). Orfano a 9 anni egli, che si chiamava Moschion, fu presentato dal prete Martyrios all’igumeno (abate) Pantaleone del monastero di San Caritone, detto “la vecchia laura“.

Massimo sarebbe quindi cresciuto nell’ambiente monastico palestinese impregnato dalla conoscenza di Origene e dei padri greci. Egli abbandonò la Palestina nel 614 con l’invasione persiana e, giunto a Costantinopoli, conobbe Anastasio, che diverrà suo compagno inseparabile e suo discepolo; questi conosceva bene l’ambiente di corte, noto anche a Massimo. A Costantinopoli Massimo fu ospite nel monastero di Filippico a Crisopoli.

Il monotelismo si basa sul discorso della volontà. Chi considera l’operazione nel suo termine vede una sola operazione, ma in Cristo l’operazione è duplice perché legata alla sua natura umana e divina. Allo stesso modo lo è la sua volontà. In Gesù sia la natura divina che quella umana rimangono integre nelle loro operazioni.

Pirropatriarca di Costantinopoli, nella sua disputa con Massimo, attribuisce tutte le sofferenze e la Passione all’umanità del Cristo soltanto, e di conseguenza tutte le operazioni alla sua divinità. Massimo sembra avere tale pensiero in mente quando in questa lettera enfatizza con eccezionale vigore lo scambio di proprietà (communicatio idiomatum), scrivendo:

«Egli opera umanamente ciò che è divino… e divinamente ciò che è umano (Ep. 19-593 A. 2f.)»
(“San Massimo il confessore”, tradotto ed annotato da P. Sherwood, pag. 5)

Sergio, patriarca di Costantinopoli, scrive nel suo giudizio: «Alcuni sono scandalizzati perché parlare di un’operazione sembra implicare il rifiuto delle due nature che il nostro Signore possiede – un’obiezione di scarsa rilevanza – dall’altro, molti si scandalizzano perché la frase “due operazioni” non si trova nei padri e implica due distinte volontà nel Nostro Signore».

Massimo venne riportato a Costantinopoli per un ultimo tentativo di riconciliazione davanti al patriarca, perché sembrava che il papa Vitaliano avesse accettato una formula che avvicinasse a Costantinopoli (18 aprile 658). Massimo rispose: «Il Dio dell’universo proclamando Pietro beato perché lo ha confessato come si conviene (Matteo 16,18[6]) ha mostrato che la Chiesa cattolica è la giusta e salvifica confessione di lui medesimo (Cristo).»

Sono le ultime parole di Massimo. Dopo un esilio di altri 4 anni, nel 662, all’età di 82 anni, fu condannato da un sinodo monotelita alla flagellazione, poi gli tagliarono la lingua e la mano destra. Deportato in una località con Anastasio e con un messo papale, il 18 giugno del 662 furono separati e Massimo fu rinchiuso nella fortezza di Schemaris presso Lazica, dove morì il 13 agosto 662. Il Concilio Costantinopolitano III riabilitò la sua persona e dichiarò la dottrina delle due volontà in Cristo come dottrina cattolica.

Nella sua lettera enciclica Spe Salvi (2007), Papa Benedetto XVI ha fatto riferimento a Massimo di Costantinopoli come al ‘grande dottore greco della Chiesa’, sebbene non sia chiaro se, con questa definizione, il pontefice volesse nominare Massimo ‘Dottore della Chiesa’.

Le fonti del pensiero

La formazione spirituale di san Massimo affonda nell’ampio terreno della cultura greca, da quella filosofica (neoplatonismo, ma soprattutto Aristotele) a quella patristica (i Cappadoci, in particolare Gregorio di Nazianzo). Vi è pure un rapporto con lo pseudo-Dionigi e Origene. L’approccio a Origene viene mediato da un altro grande pensatore che si chiama Evagrio Pontico, una delle grandi menti del cristianesimo antico del IV secolo. Pertanto il rapporto di Massimo con Origene è mediato, oltre che dai Cappadoci, anche da Evagrio.

Queste sono le fonti spirituali: ovviamente sono fonti che sono sotto un certo giudizio ecclesiastico, ma il genio di Massimo e il suo senso ecclesiale gli impediscono di prendere vie laterali del pensiero di Origene quali l’origenismo aveva preso (questo fenomeno sorgerà proprio in Palestina nel IV-V secolo). Massimo rimane in un rapporto forte con Origene, mediato dall’insegnamento essenziale della dottrina cristiana.

Opere

  • Quaestiones et dubia (626)[3]; prima opera di Massimo, scritta in Africa.[3]
  • Liber asceticus (Diaologo ascetico[3])
  • Expositio in Psalmum LIX (626)[3]; commento al salmo 59.[3]
  • Capita de caritate; 400 capitoli
  • Orationis Dominicae brevis expositio; esposizione sulla liturgia.[7]
  • Opuscula theologica et polemica
  • Quaestiones ad Thalassium (630633)[7]; 65 risposte a dubbi del monaco Talassio di Libia sulle Sacre Scritture.[7]
  • Ambiguorum liber (Ambigua ad JohannemAmbigua ad ThomamEpistula secunda ad Thomam)
  • Mystagogia; interpretazione simbolica dei riti liturgici.[7]
  • Capita theologica et oeconomica (o 200 capitoli gnostici[7]); pensieri derivati da OrigeneFilone ed Evagrio.[7]
  • Diversa capita ad theologiam et oeconomiam spectantia
  • Epistulae XLV
  • Disputatio cum Pyrrho (645); dispute teologiche con il patriarca Pirro[8]
  • Vita della Vergine
  • Opere non autentiche:
    • Scholia in Dionysii libros
    • Loci communes

Note

  1. ^Màssimo Confessore, su treccani.it.
  2. ^Salta a:a b c d e f g h i j k l Salvatore Impellizzeri, La Letteratura bizantina,  C. Sansoni, 1975, p. 193.
  3. ^Salvatore Impellizzeri, La Letteratura bizantina,  C. Sansoni, 1975, p. 192-193.
  4. ^George of Reshaina, An Early Syriac Life of Maximus the Confessor, trad. di Sebastian P. Brock, “Analecta Bollandiana”, vol. 91, pp. 299-346.
  5. ^Matteo 16,18, su laparola.net.
  6. ^Salta a:a b c d e f Salvatore Impellizzeri, La Letteratura bizantina,  C. Sansoni, 1975, p. 194.
  7. ^Màssimo Confessore, su treccani.it.

Bibliografia

Opere tradotte in italiano

  • Capitoli sulla carità, Roma, Studium 1963.
  • Ambigua: problemi metafisici e teologici su testi di Gregorio di Nazianzo e Dionigi Areopagita, introduzione, traduzione, note e apparati di Claudio Moreschini, Milano, Bompiani, 2003.
  • Opuscoli teologici e polemici, introduzione, traduzione e note a cura di Bernardo De Angelis, Bologna, Dehoniana, 2007.
  • In tutte le cose la “Parola”, Edizioni Qiqajon, Magnano (BI), 2008, ISBN 978-88-8227-262-3.

Studi

  • Vita ac certamen S. Maximi (PG 90,67-110), Titolo latino della biografia.
  • Hans Urs Von Balthasar, Massimo il Confessore Liturgia Cosmica, Milano, Jaca Book, 2001.
  • Bernardo De Angelis, Natura, persona, libertà. L’antropologia di Massimo il Confessore, Roma, Armando, 2002.
  • Jean-Claude Larchet, Saint Maxime Le Confesseur. Parigi, Ed. Cerf, 2003.
  • Luigi Manca, Il primato della volontà in Agostino e Massimo il Confessore, Roma, Armando, 2002.
  • P. Sherwood, The earlier Ambigua of St. Maximus the Confessor and his refutation of Origenism, Roma, Herder, 1955.
  • F. Heinzer, C. Schönborn (éds.), Maximus Confessor: Actes du Symposium sur Maxime le Confesseur, Editions Universitaires de Fribourg (Suisse), 1982.
  • Walther Völker, Massimo il confessore: maestro di vita spirituale, a cura di Claudio Moreschini, Milano, Vita e Pensiero, 2008.
Share

S.Macario il Romano, taumaturgo

Questo articolo è stato pubblicato in Testi & Documenti il da .

Macario il Romano (+ 1550 ) è un santo ortodosso , celebrato principalmente il 15 agosto e incidentalmente il 19 gennaio dalla Chiesa ortodossa .

Storia e tradizione

Nata alla fine del xv °  secolo, a Roma, in una famiglia benestante e pia, il futuro San Macario era uno studente brillante e aspira ad una vita di preghiera. Ma crede che questa vita sia impossibile nella società romana che era caduta nel declino del paganesimo rinascimentale . Vede il declino dell’Occidente cristiano nell’allontanamento dalla tradizione dei Padri della Chiesa e nello scisma tra la Chiesa d’Oriente e d’Occidente nel 1054 . Dopo aver fatto lunghe preghiere, Dio gli rivela che la sua salvezza e la sua santificazione avverranno nella Chiesa ortodossa che ha mantenuto immutabile la tradizione dei Padri della Chiesa .

Continua a leggere

Share

S. Icona della Madre di Dio Yelezkaja

Questo articolo è stato pubblicato in Testi & Documenti il da .

Tutto ciò che si sa di questa icona è che si trovava nella città di Yelets, nella provincia di Oryol. Inoltre, le cronache hanno registrato l’anno della sua apparizione: il 1060, cioè lo stesso di Yelets-Chernigov. I ricercatori ritengono che l’icona di Yelets sia una copia dell’icona di Yelets-Chernigov. Oltre all’immagine a mezzo busto della Madre di Dio, c’è un altro tipo di icona Yelets: a figura intera. Questa icona raffigura l’apparizione della Regina del Cielo a Tamerlano prima della sua marcia su Mosca, avvenuta nel 1395 nella città di Yelets.

Continua a leggere

Share

Icona della SS.Madre di Dio “Yelezkaja”

Questo articolo è stato pubblicato in Testi & Documenti il da .

Tutto ciò che si sa di questa icona è che si trovava nella città di Yelets, nella provincia di Oryol. Inoltre, le cronache hanno registrato l’anno della sua apparizione: il 1060, cioè lo stesso di Yelets-Chernigov. I ricercatori ritengono che l’icona di Yelets sia una copia dell’icona di Yelets-Chernigov. Oltre all’immagine a mezzo busto della Madre di Dio, c’è un altro tipo di icona Yelets: a figura intera. Questa icona raffigura l’apparizione della Regina del Cielo a Tamerlano prima della sua marcia su Mosca, avvenuta nel 1395 nella città di Yelets.

Riposando in una tenda sul monte Argamach, Tamerlano ebbe una visione di una formidabile Vergine portatrice di Luce con una schiera di santi. Lo stesso giorno, il 26 agosto, i residenti di Mosca hanno venerato la miracolosa icona della Madre di Dio di Vladimir e hanno pregato davanti a lei per la salvezza dalla terribile invasione. Terrorizzato dalla visione, Tamerlano esclamò: “Quindi, non conquisteremo la terra russa!” – e tornò indietro con l’orda. In memoria di questo evento miracoloso, l’icona Yeletskaya fu dipinta e fu istituita una celebrazione venerata a livello locale – 8 settembre (26 agosto, secondo il vecchio stile).

Giorno di celebrazione in tutta la chiesa: 24 gennaio (11 gennaio, vecchio stile).

PREGHIERA

Oggi, l’antica città di Yelets gioisce brillantemente, ricordando il glorioso miracolo della Santissima Theotokos, quando il popolo di Mosca incontrò la sua straordinaria icona per le strade della Madre Sede di Mosca, poi La Signora stessa, sul monte Argamach nella città di Yelets , uscì per incontrare il malvagio Tamerlano, respingendo la sua formidabile offensiva. Contemplando l’immagine di questo straordinario fenomeno sull’icona appena dipinta e ringraziando il nostro Difensore per tutte le sue benedizioni, le gridiamo umilmente: “Non lasciarci nel futuro, o Madre Misericordiosa”

 

 

Share

S. Iona (nello skima Pietr) di Kiev il Taumaturgo

Questo articolo è stato pubblicato in Gallerie Fotografiche, Testi & Documenti il da .

Biografia
Nato nel 1802 nella famiglia di Pavel e Pelageya Miroshnichenko, ricevette il nome Ivan. I genitori di Ivan provenivano daun a  cittadina dell’insediamento di Kryukov della provincia di Poltava nel distretto di Kremenchug. La famiglia Miroshnichenko viveva in povertà e i genitori di Ivan non potevano dargli una buona educazione. L’unica cosa che ha imparato è stata leggere. Per natura, era dotato di doni mentali elevati e ricchi e di una solida memoria. Fin da bambino amava leggere libri, soprattutto religiosi e istruttivi, e leggeva molto.

Continua a leggere

Share

S.Padre Siluan skimnik della Kievo-Pecerskaja Lavra

Questo articolo è stato pubblicato in Testi & Documenti il da .

Il monaco Siluan,  megaloskimo della Kievo-Pecerskaja Lavra , era uno zelante guardiano della purezza dell’anima e del corpo, opprimeva la sua carne con il digiuno e la veglia e purificava la sua anima con la preghiera e la contemplazione di Dio. Gli furono concessi dal Signore abbondanti doni spirituali: speciale audacia orante a Dio, gioia costante nel Signore, chiaroveggenza e miracoli. Il monaco visse tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. Le sue reliquie riposano nelle grotte di Feodosiev.

La sua memoria  si festeggia il  10 giugno, il 10 luglio e il 28 agosto

Da Pravoslavie.ru kalendar

Share

S.Madre di Dio Ostrobramskaya di Vilnius (Lituania)

Questo articolo è stato pubblicato in Testi & Documenti il da .

L’icona della Madre di Dio Ostrobramskaya (Vilna) è il santuario principale di Vilnius. Sono sopravvissute diverse leggende, che raccontano la storia dell’origine dell’immagine. Secondo uno di loro, l’icona fu portata da Korsun dal Granduca Olgerd e presentata alla sua prima moglie Maria. La seconda moglie del Granduca, Juliana, consegnò l’icona alla Chiesa della Trinità, da dove l’icona trovò la sua strada nella cappella dai cancelli acuti.

Continua a leggere

Share

S.Teodoro lo Studita

Questo articolo è stato pubblicato in Testi & Documenti il da .

Teodoro, detto lo Studita (Θεόδωρος ὁ Στουδίτες) (Costantinopoli758 o 759[1] – Calkite826), è stato un monaco cristiano bizantino. Divenne famoso per la sua zelante opposizione all’iconoclastia, per la regola monastica da lui introdotta e per il gran numero di liturgie da lui composte, in particolare il Triodion di Quaresima che è ancora oggi di pratica frequente nella Chiesa ortodossa. Viene considerato santo e ricordato il giorno 11 novembre.

 

Continua a leggere

Share