Archivi autore: Padre Dimitri (Fantini)

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S.Gregorio il Decapolita

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San Gregorio nacque alla fine dell’VIII sec. in una delle città della Decapoli di Isauria, chiamata Irenopolis. Grazie alla pietà e alle cure di sua madre, il ragazzo ricevette una educazione elementare sufficiente e, all’età di otto anni, mostrò una netta preferenza per lo studio delle Sacre Scritture e la frequentazione della Chiesa.

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Moleben d’intercessione in caso di epidemie

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Moleben in tempo di contagio e di epidemia mortale.
il Moleben inizia come di consueto.
Il Diacono recita la Grande Litania di pace ed aggiunge alle petizioni:
“Perchè non entri in giudizio verso i Suoi Servi, e non consideri le nostre iniquità, ma che ci purifichi, che sia misericordioso e che risparmi il popolo che ha peccato, preghiamo il Signore.

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S.Massimo il Confessore

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Massimo il Confessore (Costantinopoli, 579/580 – Lazica, 13 agosto 662) è stato un monaco cristiano e teologo bizantino, venerato come santo dalle Chiese cattolica e ortodossa che lo ricordano il 13 agosto. È chiamato il Confessore perché i fautori del monotelismo, senza martirizzarlo, gli tagliarono la lingua e la mano destra con le quali egli aveva per parola e per iscritto difeso la fede ortodossa.

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Icona della SS.Madre di Dio “Che nutre il S.Bambino “

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Questa icona era conservata nel Monastero-Lavra di S.Saba il Santificato  vicino a Gerusalemme.Prima della sua morte ( nel 531 )  il Santo  che un giorno il Monastero sarebbe stato visitato dal un regale pellegrino serbo di nome Saba, e a lui si doveva affidare la S.Icona e  a lui trasmettergli a sua santa benedizione. Nel 13° secolo il monastero fu visitato  da S.Saba Arcivescovo dei Serbi e a lui venne donata l’icona della Madonna della “SS.Madre di Dio nutrice” e l’icona di S.Giovanni il Damasceno o “SS.Madre di Dio delle tre mani”. Qualche tempo dopo il S.Arcivescovo Saba donò le due icone al monastero serbo di Chilandari al Monte Athos.L’Icona giunse in Russia  dal Monte Athos nel XIX° secolo e venne portata da un malato che venne guarito, in seguito la S.Icona nel 1862 salvò da un incendio la casa di un fedele.

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Preghiera al Santo Martire Varo per la salvezza delle anime non battezzate.

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PREGHIERA A SAN VARO PER I MORTI NON-ORTODOSSI

Dopo le preghiere iniziali, con devozione:

O santo, mirabile martire Varo, che infuocato di zelo per il Re dei Cieli, lo hai confessato davanti ai tuoi torturatori e molto hai sofferto per lui! Ora la Chiesa ti venera come uno glorificato con la gloria del cielo da Cristo il Signore, che ti ha dato grazia abbondante per rivolgerti a lui con coraggio. E ora, stando di fronte a lui assieme agli angeli, nella gioia dell’alto, contemplando chiaramente la santissima Trinità, e godendo della luce increata, ricordati delle sofferenze dei nostri parenti che sono morti al di fuori della Fede, e accetta le nostre suppliche, e come hai interceduto per gli antenati non credenti di Cleopatra e li hai liberati dalle eterne sofferenze, ricorda quelli che sono morti non battezzati e sono stati sepolti in modo empio, e prega con zelo che possano essere liberati dall’oscurità eterna, affinché tutti possiamo, con una sola bocca e con un solo cuore, lodare il misericordioso Creatore nei secoli dei secoli. Amen.

Tratto dal blog “Cristianità ortodossa” di Marco M.Giorgi

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S.Dionigi l’Areopagita

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S.Dionigi viveva ad Atene all’epoca degli  Apostoli.  Era di famiglia ricca e nobile, e attraverso le scienze offerte dalla cultura pagana, aveva acquisito una tale sapienza e una tale virtù che era stato scelto come uno dei nove Consiglieri dell’Areopago, il supremo Tribunale in materia criminale .Quando , guidato dallo Spirito Santo,  il grande Apostolo Paolo venne a proclamare la Buona Novella della Salvezza ad Atene , proprio Dionigi aveva invitato l’Apostolo a venire a parlare all’Areopago. Dall’alto di questo monte che sovrastava la città, il povero tessitore di tende svelò i sofismi dei filosofi e rivelò chiaramente agli Ateniesi che “il Dio sconosciuto” di cui la loro ragione naturale aveva avuto una vaga intuizione, era ” il Signore del cielo e della terra che aveva creato il mondo e tutto ciò che vi è in esso, e che non abita in templi costruiti dal’uomo come se avesse bisogno di qualcosa , ma che dispensa a tutti gli esseri la vita, il respiro e ogni cosa”. (Atti 17,23 e segg.) Annunziò loro che l’uomo è fatto a immagine  somiglianza di Dio ed è chiamato a partecipare alla vita divina in Gesù Cristo, che si è incarnato, è resuscitato dai morti e tornerà a giudicare il mondo.  Sentendo parlare di resurrezione dei morti, la maggior parte degli ascoltatori, la cui intelligenza era ottenebrata dai pregiudizi della saggezza umana,  si burlarono di S.Paolo. Tuttavia qualcuno di loro ebbe il cuore toccato da queste parole di vita eterna, e divennero credenti. Tra di loro si trovavano S.Ieroteo e S.Dionigi. Sentendo parlare della Passione del Salvatore e dei prodigi che accompagnarono la Sua morte, il saggio Dionigi si ricordò che effettivamente molti anni prima, mentre si trovava a Eliopoli, in Egitto, insieme ad altri saggi, aveva assistito un giorno a un’eclissi di sole, che non seguiva alcuna legge dell’astronomia. Aveva allora gridato: “O Dio soffre o è la fine del mondo!” Era così preparato a riconoscere Colui  che , quando vuole,vince ogni legge della natura. Dionigi e il  suo maestro Ieroteo ascoltarono avidamente l’insegnamento dell’Apostolo e chiesero il Battesimo. Dopo qualche tempo Paolo partì per nuove tribolazioni lasciando S.Ieroteo come Vescovo di Atene. Come l’aquila può guardare direttamente lo splendore del sole, Ieroteo penetrò i misteri divini, ma lasciò pochi scritti, preferendo iniziare oralmente e in segreto, il suo discepolo Dionigi alle ineffabili contemplazioni che Dio gli accordava. Alla morte di Ieroteo, Dionigi divenne a sua volta Vescovo di Atene e ricevette da Dio la grazia di poter rivelare per iscritto i sublimi insegnamenti del suo maestro sull’infinita e inesprimibile natura divina, alla quale convengono solo espressioni negative e antinomiche (teologia apofatica o negativa) e sulla ricchezza inesauribile della rivelazione dei Suoi Nomi e delle Sue Energie (teologia affermativa o catafatica). Egli descrisse come il mondo sensibile e il mondo intelligibile sono uniti a Dio in una grandiosa disposizione gerarchica. Egli spiegò come la Gerarchia della Chiesa -da Vescovo al monaco- riproduce sulla terra i nove ordini angelici, e distribuisce a ciascuno la divina luce secondo il grado della sua purificazione. Certuni lo hanno accusato di avere usato il linguaggio dei filosofi neoplatonici, ma la Chiesa Ortodossa illuminata dai raggi luminosi del suo insegnamento, crede invece che sono soprattutto costoro che hanno improntato il loro linguaggio, senza giungere tuttavia a mostrare come il divino Dionigi, che Colui che è al di là di ogni nome e di ogni essenza e che dimora nelle “tenebre sovraluminose” è apparso nella carne per farci partecipare alla Sua luce. Dionigi giunse a un sì alto grado nella contemplazione, che fu giudicato degno di essere contato tra gli Apostoli e fu misteriosamente trasportato a Gerusalemme per la celebrazione dei funerali della SS. Madre di Dio. Di ritorno per qualche tempo ad Atene, egli si impegnò a convertire i pagani e a guidare con saggezza il suo gregge spirituale. Verso la fine del regno di Nerone (a.68) si recò a Roma per rendere conto del suo operato al suo maestro S.Paolo. Egli assistette al suo martirio e ripartì per la Grecia. Tornò a Roma sotto il pontificato di S.Clemente, e su ordine di quest’ultimo,partì con i discepoli, il prete Rustico e il diacono Eleuterio, per evangelizzare la Gallia. Dopo aver predicato in numerosi posti, Dionigi si fermò a Parigi, che era ancora un piccolo villaggio immerso nelle tenebre dell’ignoranza e del paganesimo. Costruì una piccola chiesa nella quale celebrava i S.Misteri e proclamava la grandezza di Dio.Compì numerosi miracoli, mentre i suoi ormai numerosi discepoli andarono a predicare il Vangeli nella Spagna e nella Gran Bretagna. La fama  di S. Dionigi attirò la gelosia del demone che informò l’imperatore Domiziano (verso il 96) che questo vescovo greco che proclamava un nuovo Dio voleva fomentare disordini e la rivolta contro la sua autorità.Il giudice si sforzò di persuadere Dionigi e i suoi compagni a rinnegare Il Dio per il quale essi vivevano e desideravano morire.Così fu per loro una grande gioia sapere che venivano condannati alla decapitazione.Dio non si contentò di dare al S.Vescovo la grazia della conoscenza e dell’insegnamento, egli volle mostrare col suo martirio, che per la fede, i cristiani hanno vinto la morte. Quando venne troncata la testa di S.Dionigi, con stupore di tutti i presenti, egli si alzò e presa la sua testa nelle sue mani, camminò per oltre due miglia fino a incontrare una donna virtuosa  di nome Catula, alla quale affidò la preziosa reliquia. Il cranio di S.Dionigi è attualmente venerato nel monastero di Dochiariu al Monte Athos, grazie al dono dell’imperatore Alessio Comneno.

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